Fatti e Mestieri

Abbigliamento bici invernale: soluzioni comode per ciclomobilisti in smart working o in presenza. E chi va in monopattino elettrico?

Abbigliamento bici invernale, adesso che fa freddo come ci stiamo vestendo? Come dite? Avete rinchiuso la vostra amata due ruote in cantina – serrandola a doppia mandata – pur di non sorbirvi gli strali lanciati da vostra moglie o comunque da chi vi sta accanto? Avete fatto addirittura di peggio, dite la verità: anziché prendere la bici per andare in ufficio, o magari per fare i vostri giri mattutini e rientrare a casa in smart working, vi siete rimessi di nuovo al volante perché avete paura di prendere freddo e ammalarvi. «No ragazzi, non ci siamo» (cit.Elii, ndb). Scegliete invece qualche soluzione ‘ comoda’, così da non rinunciare al piacere di una vita a due ruote.. anche a temperature (solo all’apparenza) proibitive.

Dimmi chi sei e ti dirò come vestirti

Leggo diverse guide, gran parte delle quali messe a punto nel migliore dei modi, a proposito di come ci si debba vestire quando inforchiamo la sella, però al di là degli ottimi consigli sull’abbigliamento tecnico e sull’approccio giusto all’eventuale allenamento, mi piacerebbe poter dare qualche consiglio anche ai ciclomobilisti e a chi va in monopattino elettrico tutti i giorni: «Dimmi chi sei e ti dirò come vestirti».

Il ciclomobilista ‘in presenza’, quello che va in ufficio a due ruote

Diciamocelo e con soddisfazione! Dopo anni di ‘prima e folle’ in mezzo al traffico e di parcheggi improbabili tra sensi di colpa e timore di ritrovarci il foglietto con la multa sopra il parabrezza, abbiamo mollato tutto! Ci siamo spogliati delle nostre vesti di autocentristi, ovvero quelli che ‘aa maghina’ non l’abbandonano neppure per andare al lavoro in pieno centro storico, e abbiamo acquistato una ebike, magari pieghevole, ché ‘commutiamo’ l’ultimo miglio salendo anche su un autobus, sulla metropolitana o a bordo di un treno regionale.

Insomma, il nostro muoverci è cambiato e con esso anche il nostro modo di uscire di casa, abbigliandoci ad hoc. «Dimmi chi sei e ti dirò come vestirti», ecco che torna di nuovo il refrain di prima! Devo andare in ufficio? Allora cercherò di non snaturarmi troppo rispetto alla mia quotidianità. Come? Facile: giacca, camicia e pantalone rimarranno sempre gli stessi, al limite cercherò di evitare l’abito vero e proprio introducendo lo ‘spezzato’, magari con un jeans elegante o un cotone da ‘spendere’ in diverse occasioni.

Capitolo calzature: a differenza di altri capi, in questo caso farei un distinguo uomo/donna. Ai maschietti eviterei i mocassini (ne esistono di invernali, diffusi soprattutto tra professionisti come avvocati, commercialisti e medici, ndb) troppo bassi anche nelle loro versioni rivisitate, cercando qualcosa che somigli più a una sneaker o a uno scarponcino elegante. Alle rappresentanti del gentil sesso, invece, raccomanderei di non utilizzare troppo scarpe con il tacco: tanto in bici quanto sul monopattino. E’ vero che sul pedale si utilizzano più le punte che il resto del piede, come è altrettanto vero che ci sono molte donne votate al tacco perfino in casa, ma.. insomma, se vogliamo volare… qualcosa a terra dovremo pure lasciarla tutti noi!

Tornando all’unisex salverei l’inseparabile cappotto, da alternare a giacche tipo ‘urban’ in gore tex. Per la protezione del capo, invece, casco e calotta invernale a scomparsa, purché quest’ultima sia realizzata in tessuto decente, che non ci faccia sudare dopo sola mezza pedalata. Quindi mani e piedi protetti da guanti e calze invernali: dovendo e potendo scegliere, riparerei più le prime che i secondi. Se siamo ciclomobilisti e pure urban, che cioè a differenza di altri utilizzano le due ruote nel mezzo di centri urbani medio-grandi, potremmo dover integrare l’ultimo miglio camminando almeno 5 minuti a piedi e, dunque, gli arti inferiori non andrebbero appesantiti troppo. Allo stesso tempo si eviterebbe di arrivare in ufficio ‘sciacquando’, avete presente quell’effetto-ciabatta indesiderato una volta usciti dalla doccia? E’ già successo a molti (me incluso) e una volta tanto succederà anche a voi, tranquilli!!!

Gilet autoriflettente: un must! Fondamentale/insostituibile, è un capo piccolo piccolo e che costa tra i 5 e i 20 euro e si indossa sopra al nostro ‘tutto’. Sì, anche sopra a giacche e cappotti (!), per questo andrà indossato di taglia comoda. Garantirà visibilità e, dunque, sarà simbolo di maggior credibilità in strada tra gli automobilisti (a torto, ma al momento va così), che si accorgeranno della nostra presenza. In Italia il rapporto tra ciclo e automobilisti è ancora ai preliminari, quindi non commettete mai l’errore (imperdonabile!) di credervi visibili, magari vestiti soltanto di blu ministeriale, in mezzo a centinaia di lamiere bloccate nel traffico. Gli autocentrici saranno sempre intenti ad accaparrarsi il mezzo metro di spazio in più a discapito degli altri, litigheranno spesso tra di loro da un abitacolo all’altro (fa molto età della pietra epperò è così) e a voi baderanno davvero malvolentieri. Tenetelo sempre a mente e potrete raccontarlo, ridendoci perfino sopra, una volta rientrati a casa!

Il Ciclomobilista in smart working

Finalmente anche la vostra azienda ha indetto lo smart working: meglio tardi che mai! Questo vi libera da giacca e cravatta, ma non dal vestirvi il minimo indispensabile per portare vostro figlio a scuola e poi doverlo andare a riprendere. Magari, una volta terminata la giornata di lavoro da casa, avrete anche la necessità di andare a fare la spesa.

Ok, l’outfit non terrà per forza conto dell’etichetta a cui dovrà invece sottostare il colletto bianco. Ecco perché al posto dei pantaloni eleganti subentreranno capi a cavallo largo, magari in tessuto stretch se non addirittura cedevole, calzini come capita (purché non leggerissimi come in Estate) che tanto scendete o salite dalla bici di continuo e una volta rotto il fiato sarete sempre ‘in temperatura’. Dulcis in fundo la giacca: ormai ne esistono di tecniche e a poche decine di euro, in grado di proteggervi perfino a temperature sotto i 7/8 gradi. Potrebbero fare al caso vostro a meno che, ovvio, non decidiate di mantenere l’outfit abituale. Accompagnare e riprendere vostro figlio a scuola, fare la spesa e servizi annessi: insomma vivete di ‘saliscendi’ e proprio per questo dovrete badare a non appesantirvi troppo. Non avete voglia di indossare capi tecnici, assai utili perché puntano molto sul concetto di traspirazione, e non volete sentirvi snaturati? Bene, legittimo per carità, ma state attenti: troppa lana a contatto con la pelle, ad esempio, potrebbe farvi sudare proprio quando la temperatura staziona attorno ai 5/6 gradi, oppure quando soffia vento di tramontana, che in genere ‘stende a tradimento’ regalandovi una laringite grossa così.

In monopattino elettrico

Sia che ve lo portiate da casa o che lo utilizziate in modalità sharing da ultimo miglio, anche a bordo del ‘mono‘ si osserveranno le precauzioni rivolte ai ciclomobilisti. Magari i guanti invernali non andranno scelti proprio ‘ultraimbottiti’, visto che la mano destra, a differenza di quando si va in bici, dovrà mantenere sempre la giusta sensibilità poggiando il palmo sulla manopola mentre si fa leva con il pollice.

Sul ‘mono’ potrete concedervi più lana indosso, considerato che avrete molti meno movimenti da compiere e quindi ci sarà meno dispersione termica rispetto alla bicicletta.

Ad hoc anche calze e calzature: se in bici si pedala e il piede va quasi subito ‘in temperatura’, a bordo dei monopattini elettrici saremo in piedi, pressoché immobili, appoggiati su una pedivella in plastica: in inverno, magari al mattino presto (già dato!), vi garantisco che dopo 5 minuti di viaggio dalle estremità dei piedi comincerà a serpeggiare una sensazione di freddo non proprio piacevole a inizio giornata.

In ogni caso, al di là di come vi vestiate, andrà rispettato almeno un diktat: quello del gilet giallo, autoriflettente, sempre e dovunque! Anche se vestirete da paninari, alla moda degli anni Ottanta!


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