Bici e lavoro e il pasto, non il posto, è d’oro. Che tocca fare per incentivare la gente a mollare l’auto per andare in ufficio, epperò il Bike To Work funziona così: ti pago affinché tu non produca Co2 per andare in ufficio.

Succede (molto spesso) in Emilia, succede anche ad Olgiate Olona, paesino di 12mila anime nel varesotto, di cui 48 di questi hanno aderito a un bando comunale e mollando l’auto per le due ruote alla fine della fiera si sono ritrovati in tasca 758 buoni pasto dal valore nominale di 5 euro ciascuno. Così hanno risparmiato al supermercato, si sono tenuti in forma fisica e (speriamo) mentale ma, soprattutto, non hanno prodotto le le loro quotidiani dosi Co2.

Bike to work, in sella verso l’ufficio

In tempi di vacche magre della politica, ce ne sono alcune che invece producono idee al servizio del cittadino, idee tangibili e che hanno un effetto immediato sull’intera comunità. D’altronde basta vedere queste belle foto che ci ha inviato il giovane architetto Giovanni Mandelli, l’omino che tornato dal Belgio (da Gent) pensava che nel frattempo anche qui ci si fosse allineati agli standard nord europei. Lui, nel suo piccolo, ha anche messo una Facebook community dal titolo Strada per tutti, in cui si sviluppano idee e progetti per la mobilità sostenibile.

Qui, invece, è rimasto sotto botta per un po’ di tempo, poi una volta ripresosi ha messo già un progettino pilota fino a riuscire a girare la chiave nel quadro della complessa macchina organizzativa Comunale, che ha prodotto il tanto atteso bando. Su 60 posti limite, hanno aderito in 48, ovvero la quasi totalità. Ora si è concluso, certo, ma alla gente il giocherello è piaciuto abbastanza da chiederne un altro. La gente vuole andare in bicicletta e lo sta chiedendo a gran voce. Lo chiede nonostante a Olgiate Olona, duole scriverlo, ancora non esistano piste ciclabili degne di chiamarsi così.

Architetto Giovanni Mandelli, su quali basi pensava di trovare la pur civile Olgiate Olona a misura di bici così come a Gent in Belgio?
«Grazie all’Erasmus ho potuto studiare architettura un anno a Gent e una volta laureato il rotrno è stato scioccante, anche perché per tutto il tempo mi ero mosso solo ed esclusivamente in bici. Allora mi son detto: ok, se in bci qui ci vado solo io sarà un disatsro, vanno coinvolte altre persone».

E le hanno dato retta da subito?
«Nel 2019 ho lanciato una sfide sui canali social, la ‘Month Bike Challenge’, in cui spiegavo quanto si risparmiava non emettendo Co2, il tutto attraverso un calcolo ‘chili di Co2 e soldi’ basato su tabelle Aci e su un documento del ministero dello Sviluppo Economico. Nel frattempo, una volta acquisita esperienza, sono andato in Comune a fare pressioni in tal senso».

Trovando orecchi in grado di ascoltarla.
«Sì, per fortuna. Insieme ai responsabili dell’Assessorato alla Viabilità e alla Politiche per la Sostenibilità, nonché al Comandante della Polizia Locale, abbiamo deciso di provare a estendere questa iniziativa attraverso dei finanziamenti, degli incentivi economici».

Quanto è durata l’iniziativa?
«Da luglio 2020 fino al 31 dicembre scorso. La cosa è piaciuta a tal punto che stiamo pensando di proporne una seconda, rivolta alle scuole. Covid permettendo, partirà a marzo e si concluderà a luglio».

Come vedete, non conta dove siate, non conta quanti siate, non conta quanti soldi abbiate. Quello che invece conta è essere convinti delle proprie ragioni e la storia che vi abbiamo appena proposto conferma, semmai ve ne fosse bisogno, quanto poco possa bastare per mettere in circolo del bene, cacciando via ogni forma di tossicità.

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