Ciclismo e bici, la salita? Un insegnamento

Ciclismo e bici, quando si parla di salita c’è chi sviene come avveniva al povero Fantozzi in fondo alla grande sala riunioni una volta appreso che avrebbe partecipato alla prima (e unica) edizione dell’impegnativa Coppa Cobram e chi, invece, la vede come “un insegnamento”. È Lisa Dalmaso, grimpeur incallita nel suo Trentino. Nella vita si occupa di comunicazione in campo Welfare, ma se all’Università, così’ come in carriera, ti insegnano anche a brutto muso che la comunicazione ‘più è piana e meglio è’, Lisa quando inforca la sua bici da corsa cerca solo percorsi in salita.

Bici MTB, mountain bike e bici da corsa, però, non importa: quando si esce con lei c’è sempre una salita a ‘dare conforto’ a tutti. Che poi la grimpeur, non di rado, ‘balla da sola’: almeno 5 volte a settimana. «Più di una volta ho pedalato lungo percorsi per diversi giorni, anche 4 o 5 giorni di fila in assoluta autonomia e solitudine!».

Lisa ma perché lo fai?
«Sono in sella da 25 anni, una passione nata davvero per caso. Dal marzo dell’anno scorso ho creato un piccolissimo gruppo di amici ciclisti che già allora si chiamava ‘Salite in bici. Il titolo è rimasto quello, solo che anziché lasciarlo vivere su WhatsApp siamo sbarcati su Facebook. Poi sotto lockdown ci ho messo mano e siamo arrivati a quasi 8mila iscritti».
Pubblicità e investimenti finanziari di mezzo? La verità, nient’altro che la verità.
«Ma assolutamente no, zero advertising: credimi. Tutto merito di una formula speciale». Cioé? «Passione e vicinanza agli iscritti, nient’altro».

Beh, nient’altro…8mila iscritti arrivano se hai qualcosa di interessante da dire, mica per bellezza.
«Ovvio. Da parte mia cerco di interagire con tutti e offro sempre qualche consiglio. Da ciclista, del resto, ho scalato più di 300 salite in giro per l’Europa. Nella mia regione potrei andarci in giro anche bendata!»
Poi, dal postare la foto più bella hai cercato di inserire contenuti più approfonditi.
«Sì, a un certo punto la foto bella non mi bastava più. Volevo capire cosa cercassero loro, i miei iscritti e se oltre alle salite e ai consigli sulle strade più belle d’Europa da percorrere sulle due ruote potevo offrire qualcosa di più. Ecco perché ho creato per esempio anche una serie di appuntamenti di mental coaching serali: un momento di condivisione, confronto, crescita e cambiamento, insieme».
Oh, seniur, proprio come nel calcio?
«Guarda, ho sempre pensato che in bicicletta non ci vai solo grazie alla sola forza delle gambe, del cuore o dei polmoni, ma ci vai anzitutto con la testa. Devi maturare la convinzione che ce la farai, a prescindere dal tuo stato fisico. Avevo visto in rete un percorso di mental coaching che mi aveva incuriosita, mi sono informata inizialmente solo per me stessa, poi lo stesso mental coach mi ha suggerito di estendere il ciclo di incontri anche al resto degli iscritti, coinvolgendo anche ospiti speciali del mondo del ciclismo. Del resto nel gruppo stesso non mancano i professionisti come Daniel Oss e gli ex professionisti come Maurizio Fondriest e Marcello Osler, gli ultracycler Omar Di Felice e Angela Perin, oppure i “fenomeni” come Franco Cacciatori che sulla sua Graziella scala le salite e in..infradito!!!».
Giusto un gruppetto di pochi amici. E tutti dilettanti, direi.
«È un gruppo eterogeneo, dai! Si parte dall’amatore con qualche chilo di sovrappeso, che percorre i suoi 50 km a fatica e pure in sella a una bici vecchia di trent’anni, fino ai grandi campioni di vita e di sport come Carlo Calcagni».
Lisa cosa rappresenta per te la salita? È solo una parte ostica della vita e che non risparmia nessuno di noi, oppure c’è dell’altro che da qui non riusciamo proprio a scorgere?
«Per me anzitutto è piacere, poi è la sfida con me stessa per riuscire a superare i miei limiti: momenti nei quali riesco a spingermi sempre più in là. La salita è puro godimento, è la soddisfazione di essere arrivati in cima, il piacere di condividere questo successo insieme ai tuoi compagni di pedalata. Ma è anche lo stesso piacere dell’esplorazione a ritmi più lenti rispetto a quelli che ti offrono altri mezzi di trasporto».
Le malelingue e i pigri sostengono che la salita scoraggi o addirittura deprima.
«Mai avuto un momento di sconforto. Ogni esperienza è positiva: dalla foratura nel momento più sconveniente al senso di sconfitta perché quel giorno proprio non ce la fai ad arrivare in cima. Tutte esperienze che non vanno mai bollate come negative, ma come un insegnamento!».



9 Comments

  1. Una storia vera da cui trarre una lezione di vita. Quando talento e passione fanno di un’anima vera unicità e purezza..
    Grazie Lisa!

  2. Ho avuto il privilegio di percorrere con Lisa alcune delle innumerevoli salite da Lei affrontate sempre con grande determinazione e coraggio. Non posso che condividere la Sua passione per la fatica e la gioia che nasce nello scoprire la bellezza di luoghi ignoti con la lentezza che questo mezzo ti può offrire. Un applauso a Lisa anche per aver condiviso la Sua esperienza soprattutto a chi si sta avvicinando, magari con curiosità e timore, a questo magico mondo.

    • Grazie Paola per le tue parole e BUONA STRADA A TUTTI/E, possibilmente in salita!

    • Brava Paola, una bella testimonianza la tua. Posso chiedere anche a te il significato di salita?

      • Spingere sui pedali e sentire il proprio corpo in completa Armonia con la bicicletta mi dà una sensazione di assoluto benessere e di potenza intesa come forza interiore che crea autonomia.
        Più è ripida e tortuosa la salita e più mi soddisfa.

  3. Grazie Lisa! Leggerti è sempre appassionante; trasmetti grinta e voglia di mettersi alla prova.
    Aspetto con curiosità i tuoi prossimi progetti!

  4. Sono perfettamente in sintonia con le tue motivazioni nel ricercare di “salire”. È una sfida con se stessi ed una grande soddisfazione raggiungere la cima, bella vita di tutti i giorni questi principi, una volta radicati in noi, aiutano non poco.

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