Fatti e Mestieri

Ciclologistica, cargo bike e micro depot per consegne capienti in città. Ecco i modelli che vincono

Ciclologistica, rivoluzione a colpi di pedale grazie alle cargo bike e ai micro depot per consegne rapide e capienti in città. Quelle della logistica urbana integrata sono settimane roventi e non è un caso che il tema venga inserito non solo nell’agenda setting dei media di settore, ma anche in quella dei ‘mainstream’. L’argomento, d’altronde, è troppo trasversale e urgente per essere affrontato ‘soltanto’ dalla stampa specializzata.

Trasportare carichi pesanti: nei modelli attuali vincono solo furgoni e camion

E’ vero: pedalare per trasportare merci è considerato agevole per carichi che non superano il quintale, quintale e mezzo. Oltre questa cifra, infatti, molti ‘padroncini’ almeno per ora passano la mano, gettano – sdegnati – le carte in tavola e abbandonano il tavolo da gioco della sostenibilità lenta, tornando a guidare i ‘pratici’ furgoni o camion. Mezzi in grado di trasportare almeno 40 tonnellate a carico e considerati ancora imbattibili nella microeconomia quotidiana di molti fornitori. Quindi.. «bella la cassapanca, bella pure la boiserie (cit. Il Marchese del Grillo)», ma il gioco/soluzione della cargo bike, pur essendo ricco di fascino, per molti rischia di non valere ancora la candela.

La soluzione è il cocktail mix: punti di raccolta locali e staffette a pedali (o a piedi)

Gli esperti di logistica, non solo quelli di ciclologistica (scienza ‘esatta’ ma ancora in corso di affermazione), lo sanno molto bene: per carichi oversize serve…anzi, urge un nuovo approccio alla materia e vanno predisposti nuovi modelli che semplifichino, non complichino,  i servizi di consegna effettuati in centro città e zone limitrofe. Un modello abbordabile è senz’altro quello a ‘sistema misto‘: un po’ (ahinoi) tradizionale e un po’ sostenibile lento. E qui bisogna lavorar d’ingegno: a partire dai punti di raccolta locali, micro-depot che riforniscono in tempi rapidi e in prossimità.

Quindi il modello ancora più suggestivo: i fornitori di servizi che si affidano a loro volta a un’azienda specializzata nell’ultimo miglio. Una sorta di corsa 4×400 a ostacoli, dove 1.600 metri complessivi vengono coperti da 4 frazionisti che si passano tra loro la staffetta.  La suggestione è arrivare al traguardo (dal cliente/consumatore) con lo stesso sistema: a piedi oppure a bordo di una cargo bike.

Modelli performanti, economici e sempre più a ingombro stradale zero (o giù di lì): il cliente, considerato (a ragione) al centro di tutto, ormai tiene conto di ogni aspetto. Nel 2022 egli vede di buon occhio chi consegna rispettando l’ambiente per davvero. A Vitadueruote abbiamo documentato varie volte ‘Le imprese delle microimoprese a pedali‘: chi vi ha investito risorse ci conferma il gradimento automatico da parte del cliente, che è soddisfatto di acquistare a km zero.

Chilometri percorsi,  spazio di consegna occupato: ogni giorno le imprese sono chiamate a confrontarsi con i più noti indicatori di prestazione (KPI – key performance indicators). Sono questi a orientare le scelte quotidiane di un’impresa di logistica. Eccoli di seguito, espressi in punti elenco.

  • Percentuale di consegne avvenute nei tempi previsti.
  • Ratio di consumo di carburante.
  • Percentuale di spazio occupata nei camion rispetto a quella disponibile.
  • Chilometri pianificati VS chilometri percorsi realmente.
  • Costi di consegna per pacco, per chilometri e per veicolo.
  • Numero di soste.
  • Reclami dei clienti.
  • Percentuale di merci e pacchi danneggiati in fase di trasporto.

Tante voci che non possono essere ignorate. E’ una battaglia quotidiana: dal carburante ai chilometri pianificati contro quelli percorsi realmente, fino all’ineludibile ‘percentuale di spazio occupata dai camion rispetto a quella disponibile‘. Gara tosta ma non impossibile da vincere. A Londra, ad esempio, lo stesso colosso Amazon sta sperimentando le consegne tramite cargo a pedalata assistita. Un mezzo assai gradito anche nel Regno Unito, non solo nei Paesi Bassi, visto che nel 2020 ne sono state venduti circa 2mila pezzi e tutti per uso commerciale. Insomma: la strada – da pedalare – è tracciata.

Settore in crescita

L’indagine di Cyclelogistic. La notizia è di qualche tempo fa è bene ridarla: Cyclelogistics, uno dei progetti europei sulle bici cargo, ha evidenziato l’interesse per le cargo bike tramite un’indagine della European Cargo Bike Industry Survey, svoltasi interamente online. Il sondaggio è stato condotto tra maggio e luglio 2021 e ha coinvolto 38 brand produttori di cargo bike con lo scopo di capire le previsioni relative ali mesi seguenti. Ebbene, i dati ‘di previsione’ per la fine del 2021 e l’inizio del 2022 hanno segnato un +66% per il settore bici cargo.

L’indagine di TRT: cargo bike competitive almeno fino a 200 kg di merci. Anche i dati forniti della società di consulenza TRT Trasporti e Territorio confermano che la logistica in città offre il meglio di sé quando fa rima con ciclologistica. Circa il 51% degli spostamenti motorizzati è possibile con biciclette da trasporto; entro i 5 km (7 km se a pedalata assistita) e per carichi entro i 200 kg le cargo bike risultano più competitive rispetto al trasporto tradizionale. La percentuale si riduce al 25% considerando soltanto le consegne professionali, ossia quelle dei corrieri, anche se alcuni studi rilevano potenzialità molto maggiori. Un’indagine effettuata a Berlino, ad esempio, rileva che le cargo bike potrebbero soddisfare l’85% della domanda di distribuzione cittadina delle merci.

Il credito d’imposta del Mite. Mano mano che il tempo passa la consegna in bicicletta si svela in tutta la sua forza ed economicità, concetto che va sostenuto anche a suon di incentivi statali. Da noi, di recente, lo stesso Mite (Ministero della Transizione Ecologica) ha messo a punto un Decreto Legislativo, consultabile qui,   assegnando circa 2mila euro a impresa (sotto forma di credito di imposta) per l’acquisto di cargo ed e-cargo bike.  I termini per presentare la relativa istanza sono ormai scaduti il 30 giugno scorso, ma si è trattato comunque di un segnale istituzionale importante: un aiuto nei confronti delle imprese desiderose di darsi una svolta davvero green.

Carla Cargo: facile rimorchiare

Intanto che pensiamo ai nostri modelli di consegna preferiti, torniamo a camminare a passo lento (sempre) e gustiamoci questo breve video sulla Carla Cargo, tra i carrelli rimorchi più capienti che si possano trovare sul mercato.

 

Il modello è stato adottato dalla Loadhog, azienda con capitale interamente detenuto dai dipendenti che vi lavorano e specializzata nella produzione di  imballaggi riutilizzabili e innovativi. «I nostri prodotti funzionano perfettamente insieme – spiega Thomas Seifert, Set up Manager di Carla Cargo – . Il nostro concept nasce dall’associazione di Carla, Pally, che si occupa di coperchi per pallet e dei contenitori. È davvero un’ottima soluzione. Tutto funziona in modo complementare. Entrambi i prodotti rappresentano una soluzione olistica per l’ultimo miglio su una bici da carico».

Il sistema di Loadhog rende il trasporto dei contenitori molto semplice. Per caricare e trasportare dei classici europallet è necessario un transpallet, che di solito deve essere fornito sul posto, mentre grazie al carrello integrato di Pally si elimina la necessità di un transpallet. Grazie al suo sistema di cinghie integrate, poi,  il coperchio per pallet Loadhog permette un fissaggio ottimale dei contenitori sul carrello rimorchio Carla. Anche se questo progetto innovativo ha bisogno di un po’ più di tempo per farsi conoscere, presenta già molti vantaggi rispetto alla tradizionale soluzione degli europallet.

L’intero processo di consegna è quindi semplificato: il cliente ordina, la merce viene preparata e poi caricata. Non ci sono sprechi, aspetto sempre più importante per le aziende. La bicicletta – rimorchio Carla può essere guidata sulle piste ciclabili della città senza produrre emissioni di CO².

Mattia Grandi, l’amico americano (sul New York Times)

Dalle imprese private a quelle delle persone comuni. E’ il caso di Mattia Grandi, che lavora all’Università di Bologna, pochi giorni fa finito addirittura sulle pagine del New York Times insieme a suo figlio di 4 anni perché con la sua cargo ha aderito a un progetto pilota condotto nella città felsinea. Su una bici da carico suo figlio poteva osservare tutto intorno a lui, si sentiva più sicuro di quanto non facesse su una bici normale e faceva più cose fuori casa. «Inoltre ero più visibile, ci ha fatto risparmiare tempo e abbiamo smesso di usare l’auto», ha detto Grandi. E più di questo cosa vorresti chiedergli? Se e come gli è cambiata la vita?

 

Ed è solo l’inizio

Il mondo cargo è in continua evoluzione tanto che ormai, almeno a mio avviso, questa stessa macro-definizione mostra l’usura del tempo e nonostante il mezzo debba ancora diffondersi in modo capillare in Italia. So che è un campo minato e pieno di esplosivi ad alta suscettibilità, dunque proverò a muovermi con circospezione: per me le cargo tradizionali consentono di portare al massimo 100 chili sul pacco posteriore e 80 chili davanti; i mezzi adibiti allo spostamento di merci dal peso superiore al quintale, invece, credo che dovrebbero chiamarsi in altro modo. Magari, provo, workcycle? Al di là di come vogliate chiamarle.. utilizzatele!

 

 

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