Fatti e Mestieri

Il ruggito di Leopoli, che sotto le bombe russe chiede a un urbanista danese di progettare piste ciclabili temporanee!

Il ruggito di Leopoli, in Ucraina, è più forte dell’eco delle bombe russe che ne hanno squarciato le vie e le vite degli abitanti. A tal punto che dalla cittadina ucraina è partita una richiesta davvero particolare, se si considera momento e contesto, nei confronti di Mikael Colville-Andersen, di professione urbanista e conduttore radiotelevisivo: realizzare decine di chilometri di piste ciclabili temporanee per far muovere in modo decente la popolazione.

Leopoli conta circa 200mila persone in più per via dei profughi di guerra. «Molti di loro sono arrivati in città in macchina – spiega l’urbanista danese sulla pagina di raccolta fondi di gofundmee ora la città è invasa da auto e autobus. I tram non possono gestire così tanti nuovi passeggeri e dunque hanno chiesto aiuto per progettare piste ciclabili temporanee. Abbiamo visto come le persone usino le biciclette in tempo di guerra in Ucraina». Quando di necessità conviene sempre far virtù.

La visione bicicentrica dell’urbanista danese Mikael Colville-Andersen, link tratto dal suo sito ufficiale. Immagine d’apertura: photocredits gofundme

«Qui in Danimarca – prosegue Andersen – come in molti altri luoghi, capiamo come la bicicletta possa essere uno strumento importante nella vita quotidiana. Ho progettato piste ciclabili in tutto il mondo, ora è il momento di aiutare l’Ucraina». Del resto nel Paese c’è bisogno di biciclette in modo che le persone possano spostarsi: al supermercato, per recarsi dal dottore oppure, dove possibile, a scuola. «E cosa abbiamo qui in Danimarca – tuona l’urbanista – ? Abbiamo le biciclette. In realtà, rottamiamo 400.000 biciclette all’anno in questo paese. La maggior parte di loro viene demolita dalle compagnie di assicurazione, a cui non frega niente delle biciclette. Li mettono in deposito e poi li scartano in seguito. Ma abbiamo molte altre bici. Biciclette private nei nostri cortili e garage. Qui a Copenaghen abbiamo più biciclette che persone».

Anche in questo caso una vita a due ruote salverà il mondo. Stavolta, per una volta, più che altrove!

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