Brecciolino

Gli italiani ancora non si fidano della bicicletta: solo uno su dieci la usa come mezzo

Uno studio Ipsos fotografa la troppa diffidenza che frena ancora i ciclomobilisti in strada. Ma non si molla di un centimetro: venerdì 3 giugno Giornata Mondiale delle due ruote lente con la campagna Fiab «La BICI ridisegna il FUTURO»

Solo una persona su 10 pedala per raggiungere il proprio posto di lavoro o studio. Il vorrei ma non posso, vero made in Italy della mobilità sostenibile da non esportare nel mondo, è rappresentato da un sondaggio Ipsos condotto su 28 Paesi tra cui il nostro. Secondo il quale la bici è ancora intesa poco confidenziale e, in gran parte dei casi, anziché darle perlomeno del ‘lei’ usiamo ancora il ‘voi’ di gattopardesca memoria.

I numeri del ‘vorrei ma non posso’

‘Sentite’ qua che roba: la maggioranza degli italiani (88%) ritiene che l’uso della bicicletta svolga sì un ruolo importante nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica e del traffico (85%), epperò più della metà (62%) ritiene che mettersi in sella nella propria zona sia troppo pericoloso. La prevalenza dell’uso della bicicletta per fare commissioni o per spostarsi è maggiore nei Paesi in cui è maggiormente percepita come un mezzo di trasporto sicuro (ad esempio in Cina, Giappone e Paesi Bassi). Insomma: per un motivo o per un altro l’italiano.. «…‘gna fa».

Ma c’è di più e lo riporto in questi 3 punti elenco che stenderebbero un elefante.

  • Il 76% degli intervistati ritiene che i ciclisti della propria zona spesso non rispettino le regole del traffico (percentuale più alta tra tutti i 28 Paesi esaminati e superiore di 12 punti alla media internazionale).
  • Il 70% degli intervistati sostiene che i ciclisti rappresentino un pericolo tanto per i pedoni quanto per le automobili o moto/motorini (soltanto in Giappone si registra una percentuale più alta pari all’82% e un distacco di 11 punti con la media internazionale del 59%).
  • Il 68% degli intervistati ritiene che i ciclisti rappresentino un pericolo per gli automobilisti (soltanto in Giappone e Corea del Sud si registrano percentuale più alte -rispettivamente 82% e 69%- e un distacco di 13 punti con la media internazionale del 55%).

Non sono laureato in Statistica ma in Scienze delle Comunicazioni, tuttavia se mi sforzo posso arrivarci pure io: nonostante l’uso della bici sia aumentato in alcune zone d’Italia, nonostante sia meglio mantenere un pizzico di distanza sociale dentro e fuori dalla pandemia, i ciclisti, anzi i ciclomobilisti (quelli che nel mezzo della settimana e non al weekend osano viaggiare in sella ‘occupando’ strade) sono sgraditi addirittura a ben due automobilisti su tre.

‘Na guèra!’, che tra l’altro cristalliza e basta (!) le posizioni: da un lato non risolve le paure di chi vorrebbe usare la bici tutti i giorni, ma con l’aria che tira non può, non rischia; dall’altra rafforza, radicalizzandone le convinzioni, il desiderio di chiunque preferisca rinchiudersi in un abitacolo anche se va a fare la spesa sotto casa, o giù di lì. Oppure (e qui sfociamo nel clamoroso) va a bruciare grassi in…palestra, che, povero lui, trascorre seduto gran parte delle sue giornate.

Il tutto con buona pace di decine di mobility manager di nuovo conio, i quali studiano, programmano e poi sperimentano la creazione (temporanea, non sia mai diventasse abitudine!) di #stradescolastiche o provano a implementare il #biketowork aziendale.

Una Giornata Mondiale fa sempre bene

Allora bisogna sempre vedere di buon grado, mai in cagnesco, gli appuntamenti fissi nel calendario di chi vuole muoversi in modo logico, non diabolico, almeno in città. Come la Giornata mondiale della Bicicletta, fissata a venerdì 3 giugno, a questo punto una sorta di refresh su dove e (soprattutto) come stiamo andando.

Istituita nel 2018 dalle Nazioni Unite, questa GM a due ruote lente promuove la consapevolezza dei benefici sociali legati all’uso della bicicletta come mezzo di trasporto e per il tempo libero. In occasione dell’evento la FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) lancia la campagna «La BICI ridisegna il FUTURO» a sua volta direttamente ispirata al messaggio di ECF (European Cyclist Federation) «How will the bicycle shape our future?». ”

«Il mondo sta cambiando – tuona il presidente Fiab, Alessandro Tursi – e la dipendenza dai combustibili fossili sta causando enormi danni al pianeta, al clima globale, così come alla nostra pace e sicurezza. Tutti, semplici cittadini e decisori politici, siamo chiamati a scelte consapevoli: la bicicletta è una soluzione climatica, energetica, sociale e urbanistica fondamentale, e come tale deve diventare una priorità». Pedalare proprio questo venerdì fa meglio che in altri giorni perché significherà «pedalare insieme verso un futuro più sicuro, più sano e più sostenibile».

E’ senz’altro vero, presidente Tursi, il mondo sta cambiando: solo che qui da noi i cambiamenti – nella terra del Gattopardo dove spesso si cambia tutto per non cambiare niente – sono sempre più lenti che altrove.

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