La rivincita di Catorcetta

Proseguiamo il nostro piacevole viaggio tra gli articoli a cura di Marcello Perotta, expert mobility contributor per Storie Correnti.

Una reciprocità editoriale proposta e subita accettata perché:

1)Storie Correnti Intende portare a galla numerosi tesori sommersi come le nostre e le vostre storie di tutti i giorni. Nel mio piccolo provo a farlo anche io e, dunque, ben venga la pluralità (anche rivalità, se vogliamo) d’informazione;

2)E’ pensato e scritto bene: piuttosto bene. Nell’era dell’io sono sempre meglio di te, secondo me sarebbe invece più sensato combattere insieme le sfide complesse che questi tempi così liquidi impongono di affrontare. Ciascuno con i propri linguaggi, ci mancherebbe. Quindi, se alcuni colleghi mettono su progetti prima ragionati e poi impostati in questo modo…perché non riconoscerlo? Oggi Marcello ci racconta la storia della bici da… palo, meglio conosciuta come Catorcetta. Definizioni assolutamente aderenti. Buona lettura!

Roberto

Accantonate negli anfratti più remoti di cantine, sottoscala, lavatoi e ballatoi condominiali e poste in quarantena da una quindicina d’anni oggi la “bici da palo”, Catorcetta come l’avevi simpaticamente chiamata è la bici più adatta per affrontare la città.

Ti innamorasti di Catorcetta in un giorno d’inizio estate al fresco dell’Auchan di Casalbertone, l’hai vista lì, splendente e con i pedali appesi in una busta trasparente, il cestino e la pompa in omaggio, offerta ad un prezzo stracciato. Montata alla bene in meglio e con il manubrio in giù proprio come il chopper di Jack Nicholson in Easy Rider, ti ha subito ispirato sogni di free riding e libertà, proprio quelli di cui avevi bisogno in quel periodo.

Tra scorte di pannolini per l’infante di casa, 1 kg di parmigiano in offerta, tra il melone e quei due etti di prosciutto per un pranzetto fresco e veloce, ti sei presentato alla cassa dell’ipermercato con la bici nel carrello.

Inebetito sei tornato a casa con “l’acquistone”. Nel mentre ti eri scordato mezza lista della spesa e, per evitare l’ennesima lite coniugale, affidando last minute l’altra metà alle gonfie casse del pizzicagnolo sotto casa dimezzando così la vantaggiosa “offertona”…

Ma non è finita mio caro Bartali, cominci a volerle bene.

Usata per due uscite, bucando una decina di volte in tutto, hai capito quasi subito che il “cancello de fero” portato a casa non era quel sogno di libertà che prometteva. E così l’hai riposta in cantina in un caldo sabato di luglio 2005.

Eppure oggi è il suo momento, la rivincita di Catorcetta.

Malgrado da quel giorno la tua ex compagna di avventure giaccia impolverata in cantina, ti sei ricordato di lei proprio adesso che tutti parlano di distanziamento sociale, di mobilità alternativa e di ritorno alle attività lavorative hai cercato la pompa, e, con una spruzzata di spray detergente, l’hai riportata alla luce.

Mai scelta fu migliore.

Nonostante un ammiccante bonus di cui tutti parlano (anche qui) potrebbe darti l’opportunità di comprare un modello migliore, la bici senza pretese e cosiddetta “da palo” può rappresentare una reale opportunità di trasporto alternativo limitando i danni e riducendo l’ansia giustificata dai furti che spesso subiscono i ciclisti.

Vediamo ora come riprendertene cura anche senza disporre di strumenti o costosi prodotti.

Pneumatici e camere d’aria.

La prima cosa che ci viene in mente di fare è dare una gonfiata alle ruote ed è giusto e indispensabile mantenere sempre la corretta pressione. Normalmente la pressione dipende da molti fattori ma al tatto la ruota, pizzicandola con due dita, deve essere decisamente dura, una gomma sgonfia ha molta più probabilità di foratura.

Il diametro della ruota è espresso in pollici. Solitamente sono 28 i pollici per le ruote da city bike, 26 pollici per le mountain bike di qualche anno fa, sostituite poi con le 27.5 e 29 pollici delle generazioni più recenti. Per le bici da bambino e ragazzo si passa dai 16 pollici ai 20 quindi 24 in base alla misura della bici. Tale valore è sempre riportato sul fianco del copertone. E’ buona norma poi controllare che, una volta gonfiati, gli pneumatici non presentino crepe o sfilacciamenti. Gli pneumatici infatti, soprattutto se esposti al sole, perdono elasticità e la gomma di cui sono composti si secca vetrificandosi. In questo caso la sostituzione è necessaria mentre, sono normali segni s’età, delle piccole fessurizzazioni. Se hai una certa manualità puoi pensare di procurarti una coppia di camere d’aria insieme a un kit di riparazioni composto da leve caccia gomme, tip top e mastice. Spesa: 2×5 euro le camere d’aria, altri 5 euro il kit riparazioni e 5 euro le leve caccia gomme totale 20.00 euro. Costo di due pneumatici di livello medio basso 10, 15 euro euro l’uno.

Le diverse tipologie di valvole da sx a dx: City bike – Bici da corsa e MBK 29 – Mountain Bike 26-27.5 e Pieghevoli

Fai attenzione a scegliere correttamente le valvole di gonfiaggio quando acquisti la camera d’aria e controlla che la pompa che hai in dotazione possa gonfiarle (di solito il gommino sulla testa è reversibile in due posizioni per le valvole presta o schrader quest’ultime sono come quelle delle automobili).

Sarebbe buona norma avere sempre una bomboletta “gonfia e ripara” con te per ogni emergenza, magari con un paio di guanti chirurgici per non sporcarsi. In caso di foratura agitala forte e avvita bene a fondo il tubicino alla testa della valvola della ruota che avrai avuto l’accortezza di posizionare in alto per favorire il deflusso del liquido gelatinoso verso il basso. Premendo il pulsante, l’aria compressa unita alla schiuma, saranno iniettati nella camera d’aria. La pressione interna alla camera d’aria cercherà una via di fuga addensando la schiuma e il mastice di cui è composta, verso il foro sulla camera d’aria, riparandola. Quando la ruota sarà ben gonfia svita il tutto. Costo intorno ai 7 euro per due/tre usi.

Catena, cambio, corona, pignoni, pedali, cuscinetti ruota, comandi freni e sterzo: tutto quello che gira ha bisogno di lubrificazione!

Per non sbagliare tutto quello che ha un movimento va lubrificato. Per essere chiari le pinze dei freni si muovono tirate dal cavetto del freno e vanno lubrificate, non lo stesso i pattini in gomma dei freni ovviamente o i dischi freno se non vuoi essere costretto a frenare con le suole delle scarpe.

 E’ buona norma lubrificare sempre ogni movimento meccanico, avendo prima usato l’accortezza di eliminare, magari avvalendosi di un vecchio spazzolino da denti usato, tutta la polvere e sporcizia e fango depositato tra le maglie della catena e nel “pacco pignoni posteriore” (quella piramide di ruote dentate al centro della ruota posteriore dove passa la catena). Un volta pulite bene, se la catena presenta ruggine, indossando dei guanti, prendi la parte inferiore e muovila facendo rotare tra di loro le singole maglie. Ancora puliscila, sarà poi il suo utilizzo a farla di nuovo rendere flessibile.

Procurati uno spray lubrificante multiuso, di quelli normalmente chiamati Svitol o WD40. Li trovi in qualsiasi ferramenta a un prezzo di circa 6/7 euro per una bomboletta da 300ml. Spruzzalo sulla catena, sul pacco pignoni posteriore, sulla corona dentata, tra i comandi del cambio e delle leve freno, tra i cuscinetti di cerchioni (il centro dove passa il perno delle ruote, sui leveraggi del cambio sia anteriori che posteriori, nei leveraggio del cambio. Se esegui questo lavoro in casa considera che puoi sporcare e quindi poni dietro il bersaglio dello spruzzo, uno straccio che poi userai per asciugare e pulire la bene catena. Questi prodotti hanno tra l’altro un alto potere antiossidante e lucidante su metalli e plastiche. Stendilo con un panno pulito su cromature, manubrio, parafanghi, portapacchi e telaio evitando ovviamente di passarlo su manopole e sella per non sporcarti!

Saliamo in sella ma prima regola la seduta e il manubrio.

Ci siamo quasi, lei è li sorniona che non vede l’ora di essere portata a spasso. Adesso affiancati di lato alla bicicletta. L’altezza della sella dovrebbe corrispondere all’altezza della tua anca. Regola quindi l’altezza della sella portandola a quella posizione, stringi forte il morsetto, controlla che la sella in vista laterale sia parallela al terreno e semmai un po’ inclinata verso la parte anteriore. Sali sulla bicicletta.

Con il punto più in basso del piede aderente al pedale la tua gamba dovrebbe risultare ben distesa senza perdere aderenza con il pedale. Se il ginocchio è piegato alza un pochino la sella, al contrario abbassala. Sempre rimanendo sulla sella, da fermo dovresti riuscire a tenerti in piedi toccando terra con le punte degli avampiedi e non con tutta la scarpa.

Ora passiamo al manubrio. Spesso si vedono manubri che tendono in basso nella speranza magari di avvicinare le mani alle spalle, questo diventa innaturale: il polso è piegato e a lungo andare darà dolore oltre che non avere una presa salda sul manubrio. Regola il manubrio e le leve dei freni come se idealmente seguissero una linea retta verso le tue spalle. Per farlo ti basterà allentare con una brucola della misura adatta il fermo dei comandi cambio e delle leve freno. Anche le manopole andrebbero avvicinate o allargate poco più della larghezza delle spalle.

Se il manubrio è di molto più largo puoi tagliarlo il necessario da entrambi i lati per renderlo più adatto alle tue esigenze. Per estrarre le manopole in gomma, se hai a disposizione un compressore, fai entrare dell’aria compressa tra manopola e il manubrio e le manopole usciranno in un attimo altrimenti aiutati con un cacciavite e, allargando la gomma, spruzzaci dentro dell’alcool ti aiuterà a sfilarle. Anche per rimontarle, dopo che avrai tagliato il manubrio, usa solo alcool etilico che aiuterà l’inserimento e, una volta evaporato, non si sposteranno più cosa che invece accadrebbe se si usassero olio o lubrificanti.

Una controllata a tutti i bulloni, soprattutto a quelli delle pedivelle e del movimento centrale ed è arrivato il momento di portarla fuori!

E’ sempre buona norma conoscere il proprio mezzo ed imparare a manutenerlo, ma se proprio non ne hai voglia o tempo puoi sempre affidarti alle tante ciclofficine presenti sul territorio.

Legala se la lasci sola.

Lei è pronta e lo aspetta da anni. Mi raccomando, se la lasci sola lega sempre ruota anteriore e telaio a una ringhiera o stallo bici. Evita se puoi i pali che si sfilano facilmente da terra. Parcheggiala sempre che non sia di intralcio ai pedoni.

Goditi la città da un punto di vista diverso, portala a spasso con te.

Marcello Perotta

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