Brecciolino

Monopattini elettrici e titoli sui giornali, dalla cucina (di redazione) arriva puzza di bruciato

Oggi a Opinioni Incluse sul piccolo blog Vitadueruote parliamo delle regole che si rispettano in casa, perlomeno di quelle più elementari. In cucina, ad esempio, quando si sta davanti ai fornelli bisogna fare molta attenzione, la stessa che andrebbe posta quando ci troviamo nella ‘cucina redazionale’, intenti a preparare un pezzo sugli incidenti che coinvolgono monopattini elettrici.

Per chi non è del settore la cucina di redazione non è altro che la preparazione delle notizie: ex novo o tramite un riadattamento in caso arrivino da altre fonti come un’agenzia di stampa.  Ecco, quando si parla di incidenti che coinvolgono persone in monopattino o in bicicletta, oppure gli stessi pedoni, bisogna fare molta attenzione nel dosare gli ingredienti con cui prepariamo il piatto da servire in tavola ai lettori.  

Guardate questo titolo: si riferisce a un incidente mortale avvenuto pochi giorni fa a Roma. Un ragazzo di 24 anni, un militare, ha perso la vita dopo essere stato coinvolto (lasciatemi usare questa formula al momento ‘neutra’) in un incidente stradale. Ecco di seguito un minuscolo estratto della narrazione mainstream sull’accaduto. Per la cronaca parliamo di grandi quotidiani on line, non di ‘aggregatori’ o siti di pseudo giornalisti che sperimentano il mestiere.

Il titolo riporta già una prima, importante, sentenza: sarebbe stato il monopattino ad andare contro un’auto, non viceversa. Nel sommario, poi, due notizie vere (delle due è il presumibile stato di choc dell’autista a suscitare compassione e vicinanza) ma che poste in questa sequenza condizionano in modo pesante il giudizio del lettore. Il quale, ebbene sì, pensa, si fa un’opinione immediata e poi giudica.

Ora, di seguito, un titolo (preso da un quotidiano on line diverso) sullo stesso tragico evento, evidentemente elaborato alcune ore dopo l’accaduto.

Adesso, come vedete, dopo questa titolazione qua il lettore potrebbe avere ben altra idea su quanto accaduto. Ora la partita potrebbe cambiare il suo corso e il lettore, chissà, rivedrebbe pure volentieri il proprio giudizio. Ora, infatti, ha ben altri elementi in suo possesso (al di là del nome della vittima, strategia che non mi trova d’accordo in nessuno dei due casi, ma tant’è.. ) per poter esprimere, appunto, un’opinione finale su come siano andate davvero le cose. E il sommario, in questo, è dirompente poiché c’è un gerundio che non lascia spazio a equivoci: quel ‘travolgendo‘ è un passaggio cruciale, un sasso nello stagno!

E, si badi, mi sono limitato soltanto a questo esempio, tralasciando perfino quello di un terzo quotidiano che ha citato la vittima “in bilico”, ingenerando nel lettore l’idea che il monopattista stesse provando chissà quali acrobazie in strada. Ora, io mi chiedo: ma siamo davvero sicuri che questo modo di informare i lettori sia il più corretto? Io credo di no. Credo che quando si scrive un articolo il pregiudizio dovrebbe rappresentare giusto una componente minima del nostro agire, magari la scintilla che innesca il flusso ‘torrenziale’ di scrittura, al quale, dopo, dovrebbe sempre seguire un’altrettanto importante fase di riscontro. Una volta terminato il tutto, poi, certo…la pubblicazione.

Rispettare quelle poche ma valide regole di cucina al desk, a mio avviso, contribuirebbe senz’altro a favorire maggior educazione stradale, reciprocità e soprattutto consapevolezza che certe condotte di guida non sono più tollerabili.

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