Potere ai piccoli

Monopattini elettrici ed educazione stradale, via ai primi incontri sui banchi di scuola. Quando toccherà agli adulti?

Monopattini elettrici ed educazione stradale in classe: messa in questa maniera suona già tutto strano mentre scrivi l’attacco, eppure è andata così. Succede a Roma, presso il liceo Stendhal di via Cassia, profondo nord della capitale, dove molti credono che tranne la querelle-cinghiali tutto fili sempre liscio. Facciamo finta che sia vero, come pure il fatto che oggi si impara a stare in strada con un mezzo di mobilità sostenibile super contestato, ma allo stesso tempo super utilizzato da molti.

L’iniziativa si chiama LINK4Schools e si rivolge agli studenti delle scuole secondarie di Roma per sensibilizzare i più giovani su questi temi così attuali. LINK4Schools è lanciata da Superpedestrian – la tech company nata dal MIT di Boston che ha progettato LINK, il monopattino elettrico in sharing tra i più avanzati del settore – e promosso da Edustrada, progetto nazionale del Ministero dell’Istruzione per l’Educazione stradale. Una coccola per prof., studenti e genitori, diciamolo, che prevede l’erogazione di moduli e sessioni varie: online e in presenza.

Contenuti dell’iniziativa

Gli studenti delle scuole coinvolte nel progetto si sono sfidati in un contest che prevede la realizzazione di un video sulle regole di guida sicura del monopattino. Le classi indicate come vincitrici dal Comitato organizzatore saranno poi premiate nel corso di una giornata formativa che si terrà il 27 aprile presso l’autodromo di Vallelunga, Centro di Guida Sicura ACI-SARA, partner di Superpedestrian nell’erogazione lezioni teoriche e pratiche sull’utilizzo dei mezzi.

A bordo dei ‘mono’ i ragazzi del quarto e quinto anno dell’Istituto Stendhal, sede associata dell’ ITC P Calamandrei. La sessione formativa ha previsto tre moduli mobilità sostenibile, micromobilità e sicurezza stradale tenuti da Legambiente, LINK e Polizia di Stato. Insomma: il ‘come si fa’ spiegato da chi di dovere. Certo, meglio tardi che mai; certo… “Te pareva?! A Roma Nord, no (?), che girano tutti co’ ‘eee machinette truccate!!!“. Epperò è un inizio e a quanto mi risulta non sono molti, anzi direi quasi nessuno, che si vanno a sporcare le mani in classe. Sì perché spiegare, insegnare, tramandare l’educazione stradale è sporcarsi davvero le mani. E’ “sangue e m….a!” (oops), così come si diceva (si dice) a proposito di un certo modo di fare politica. Una disciplina, quella stradale, che ai nostri tempi (correvano i primi Anni Settanta) rientrava nella macro-materia di Educazione Civica, a cui tuttavia veniva al massimo destinata un’ora a settimana. I risultati agghiaccianti di questa scelta scriteriata si vedono soprattutto oggi!

Bene, ma quando insegneremo ai trasgressori adulti?

«L’iniziativa LINK4Schools si avvia verso la conclusione, ma non l’impegno di LINK nel diffondere la cultura della guida sicura su strada e nel promuovere un modo sostenibile di spostarsi», dichiara Matteo Ribaldi, Public Affairs and Business Development Manager di LINK Italia che, rivolgendosi agli studenti ha poi aggiunto: «Questo progetto innovativo, esempio di una vincente collaborazione tra pubblico e privato, rinsalda in tutti noi la consapevolezza che bisogna educare alla sicurezza stradale ed alla mobilità sostenibile e che i giovani sono pronti all’ascolto».

Conosco personalmente Matteo, abbiamo parlato a lungo nel corso di un’importante conferenza stampa presso la sede di Legambiente a Roma. E’ un ragazzo sveglio, umile e sa stare alla battuta: dunque non mi stupisco che sia stato tra i primi ad aver compreso e accettato che il problema del corretto uso del ‘mono’ debba essere risolto a monte, ovvero in classe, e non a valle, cioè limitando/reprimendo e basta. Il tutto con il coinvolgimento degli Enti Locali e delleForze dell’Ordine: scusate se è poco.

Ripartire dai banchi di scuola

E siccome i monopattini elettrici sono richiesti anche da tanti professionisti (avvocati, architetti, colleghi giornalisti e così via) mi sarei aspettato già da tempo iniziative analoghe portate avanti dai referenti dei relativi Ordini professionali, alcuni dei quali, a mio parere, dovrebbero scansarsi da certe poltrone e lasciar spazio a una classe manageriale non per forza più giovane, ma in grado di pensare più easy. Invece ciccia (cit.).

«Come Comune di Roma non possiamo che apprezzare gli sforzi di LINK/Superpedestrian per il percorso di formazione e sensibilizzazione che sta portando avanti da mesi su Roma, attraverso LINK4Schools.  Si stanno sviluppando forme alternative di trasporto nella nostra città, ma questo processo va gestito e accompagnato con un impegno corale, di pubblico e privato, per sviluppare una cultura della mobilità e della sicurezza», ha dichiarato Giovanni Zannola, Presidente della Commissione Mobilità capitolina.

«Grazie a Link4schools per questo prezioso progetto, un’opportunità per i giovani del nostro Municipio, un’iniziativa che coniuga la guida sicura e le regole della strada, proponendo l’utilizzo di mezzi sostenibili per muoversi e quindi non inquinanti. Educare alla mobilità sostenibile in sicurezza, e farlo partendo proprio dai giovani, significa costruire insieme un futuro più pulito e più sicuro a tutela del nostro territorio e dei nostri ragazzi», ha detto Tatiana Marchisio, assessora alla Scuola del Municipio Roma XV. 

Eccolo il tavolo della Mobilità. Magari non sarà realizzato con marmi e legno di particolare pregio, non vedrà protagonista l’illustre governo centrale, ma ‘solo’ gente di campo, abituata comunque a stare in strada e per forza di cose a contatto diretto con i cittadini. «Vabbè…a Nassisi, non t’allargare, non incensare – obietterà il malpancista di turno – che tutto sommato si tratta di un incontro di poche ore in classe e pure con una manciata di studenti, mica sò lezioni de scuola guida settimanali!». D’accordo, ma “ripartire sui banchi di scuola” non è forse il refrain che ogni addetto ai lavori (e non solo) pronuncia da sempre? Oppure è la solita scusa gattopardesca del voler cambiare tutto pur di non cambiare niente? Vediamo che succede, crediamoci! L’alternativa resta sempre la mobilità attuale.

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