Settimana Europea della Mobilità dal 16 al 22 settembre. Ok, e gli altri giorni? Mi dispiace ma io non brindo

Via alla Settimana Europea della Mobilità (SEM) dal 16 al 22 settembre. L’evento avvicina al tema milioni di cittadini della Comunità Europea e migliaia di amministrazioni in nome del “Muoviti sostenibile… e in salute”. Proviamo a scriverla raffinata e modaiola: la mission è senz’altro lodevole, ma la vision, perlomeno in Italia, meno. Assai meno. C’è poco di cui brindare ed ecco perché..

Lo ZIO SEM, quello della Settimana Europea della Mobilità appunto, compie vent’anni. Un po’ pochini per uno zio che dovrebbe saperla lunga e guidare, magari di nascosto dai genitori o (tutt’al più) con la loro parziale complicità, il nipotame al seguito. Peraltro, rimanendo nel gergo familiare, questo nipotame (l’amministratore locale medio) è ancora troppo indisciplinato e ogni tanto andrebbe perfino preso a sculacciate.

Infatti, da un lato l’Europa chiede sempre più attenzione all’utenza considerata (erroneamente) fragile come quella rappresentata da pedoni e ciclomobilisti (è anche il claim della SEM 2021), mentre dall’altro, almeno in Italia, siamo ancora all’anno zero su due temi cardine della comunità:

1) realizzazione di piste e corsie ciclabili;
2) riappropriazione degli spazi (grosso modo l’urbanismo tattico);
3) realizzazione delle ‘strade scolastiche’.

Piste e corsie ciclabili, una corsa contro il tempo

Piste e corsie ciclabili sono il tema dei temi. Il dossier di Legambiente che documenta gli effetti del Covid sulla mobilità sostenibile risale ormai a dicembre 2020, ma rappresenta pur sempre una fonte di primo livello, il messaggio andrebbe tenuto a mente tipo la poesia da recitare a Natale. Il documento prende in esame tutte le città italiane e rileva oltre 193 chilometri di ciclabili pop-up. Nell’analisi, Milano è la città italiana con più chilometri realizzati, 35, seguita da Genova con 30. Un passo avanti che va rafforzato, così come richiesto anche dai  PUMS, Piani Urbani di Mobilità Sostenibile, che prevedono 2.626 km di nuove piste ciclabili, da sommare ai 2.341 km già esistenti in 22 città italiane.

«Uh quanta roba», direte voi. «Uh quanto poco è stato fatto fino a prima del Covid», aggiungo io. E quanto poco si sta facendo in prospettiva. Molti cittadini autocentrici, infatti, sotto elezioni amministrative (alle porte) stanno passando dalla prima fase di accettazione e rassegnazione all’attacco furibondo. Gli scontenti e i delusi da questa visione ‘sostenibile’ si stanno ricompattando: alcuni politici illuminati di turno (in genere appartenenti a schieramenti di centrodestra e davvero non si capisce perché, ndb) pur di far breccia nel loro cuore di elettori si sperticano a dire che se si vince le piste ciclabili non saranno più un’ossessione. Ossessione? Magari lo fosse!

Spazio, ultima frontiera

Poco, poi, ancora troppo poco è stato fatto a livello amministrativo per consentire alla gente normale di riprendersi gli spazi fondamentali alle relazioni e al gioco dei più piccoli. Approccio nazionalpopolare: la gente normale, lo voglio ricordare a quegli amministratori così poco appassionati alla ‘cosa pubblica’, è quella che anzitutto paga le tasse (e che tasse!)ed è la stessa che si alza al mattino presto, porta e riprende i figli a scuola, poi va a lavorare e rientra a casa, sfinita, solo nel tardo pomeriggio. La gente normale non solo ha il diritto, ma il dovere di riacquisire gli spazi ad essa riservati, senza dover fare lo slalom tra tavolini, sedie o dehors, oppure tra decine di auto parcheggiate in piazza. Su questo siamo all’anno zero e non si vede luce in fondo al tunnel: a parole tutti vogliono potersi muovere in un modo nuovo, certo (!), ma ben poche amministrazioni hanno il coraggio di imporre una visione di alto profilo, in nome del Dio voto.

Per questo credo che brindare alla nuova mobilità e alla salute dello zio SEM significhi, scusate il termine, ‘perculare’ migliaia di persone ansiose da troppo tempo di potersi gustare un nuovo modo di muoversi, di riscoprire le bellezze dei posti a loro cari e condividerli con i propri figli. Insomma: poter bere al calice della nuova mobilità e pure fino all’ultimo sorso! Invece stiamo ancora aspettando che qualcuno (gli Enti Locali? Il Governo? ) serva il bicchiere in tavola nonostante abbiamo pagato la consumazione da tempo.

Le strade scolastiche, queste sconosciute

Sentite un po’: avete mai provato a organizzare strada scolastiche così da portare e riprendere i vostri figli a scuola utilizzando la bicicletta o percorrendo l’ultimo miglio a piedi? Provateci, poi però raccontateci com’è andata! Intanto gioco d’anticipo: nella maggior parte dei casi vi cadranno le braccia poiché scoprirete che dovrete fare tutto voi. Contattare il Comune preposto, la dirigente scolastica (il cui parere è importante ma fino a un certo punto, ndb) e occuparvi anche della Comunicazione, quest’ultima intesa non già come una delle diverse email che dovrete inoltrare, ma come processo virtuoso (e tutto in salita!) e fondamentale per coinvolgere quante più persone possibili. Ah, non preoccupatevi: litigherete (o nel migliore dei casi andrete a discutere) con una parte di genitori imbufaliti perché la strada scolastica autorizzata sembrerà una corsia preferenziale ‘riservata a quattro scemi in bicicletta’, mentre loro, che al Suv o all’utilitaria non rinunciano fino all’ultimo metro possibile, si sentiranno penalizzati. Il traffico che si creerà (???) al di fuori di quest’area sarà senz’altro imputabile alle vostre assurde pretese modaiole. Sarà solo colpa vostra. Ricordatevelo!

Peccato che però, già nell’arco della stessa giornata li troverete tutti sui social a dire che sono a favore della mobilità sostenibile, che è giusto battersi per ottenere più spazio urbano (quale, di grazia, quello attualmente invaso dalle vostre auto?) per i più piccoli, o a lamentarsi dell’aria irrespirabile che tira e soffoca tra un condominio e l’altro. Per esperienza maturata, anche e soprattutto ascoltando chi se n’è già occupato con successo, già solo osare di portare a scuola i nostri figli senz’auto, richiederà tenacia da muratori e pazienza da certosini.

Ecco, allora voglio essere chiaro fin da subito: in questi giorni segnalerò e racconterò alcuni eventi a margine della Settimana della Mobilità, ma, mi dispiace, non brinderò affatto alla salute dello ZIO SEM: mi sembra già abbastanza compromessa. Meglio, allora, rimanere concentrati sul pezzo e continuare a farsi mobilità da sé. Non credete?



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