Fatti e Mestieri

Sharing mobility a Roma, bello tutto (pure la boiserie) ma io non ti pago e scelgo la mia auto. A Genova invece parte ZenaBike con 100 bici in 17 velostazioni

La Sharing Mobility tutto sommato qui da noi è ancora una brutta bestia e bisogna pure saperla domare, altroché. A Roma, ad esempio, se togliamo due delle quattro ruote su cui ci si muove tutti i giorni, la bestia è già bella che fuggita dalla gabbia: altro che sedia e frusta come al circo (di una volta). Fischi al domatore! Se Atene piange, Sparta, anzi Genova – città che vive in sella a un motociclo – comincia a sorridere grazie a ZenaBike, progetto che porta 100 bici in 17 velostazioni. Ma andiamo con ordine.

All’ombra del Cupolone, Roma Sevizi per la Mobilità ha stilato il Rapporto 2021 su come ci si è mossi e, in proiezione, ci si continuerà a muovere anche nel 2022. Un’opera omnia dove emergono grafici e statistiche impietosi, salvo rare eccezioni. Dal minuscolo osservatorio come quello di un blog pur giornalistico sarebbe assai facile lasciarsi andare e provare a spararla grossa, ma pur sforzandomi di rimanere composto sulla sedia (sì, sto parlando in prima persona) non posso non notare il numero delle auto per abitante, l’assai evidente numero di titoli di viaggio in meno venduti nel comparto del trasporto pubblico e (nonostante il lieve aumento di pochi chilometri) l’ancora scarsa rete di infrastrutture ciclabili a disposizione di chi, con pur senso pionieristico, sale sulla sella e imbraccia un manubrio correndo il rischio di venire stritolato dalle lamiere di tutti i giorni.

Siamo tutti automobilisti

Un titolino separatesto che solo a scriverlo così.. mi raggela. Non perché non possegga anche io un’auto, ma perché le quattro ruote in città, ogni giorno, rappresentano il fallimento di chi doveva provvedere a invertire la spinta e non l’ha fatto. Oppure per farlo ha dovuto combattere contro mulini a vento. Se è vero che Roma non fu fatta in un giorno, lo stesso, per sofismo, vale anche per la mobilità sharing e sostenibile. Sarà dura, quindi, scardinare la tendenza emersa da alcune indagini di propensione modale contenute nel rapporto di Roma Mobilità. Una di queste ve la riporto qui sotto: rispetto a come si muovono, i romani come si definirebbero? Meglio voltarsi dall’altra parte!

E il peggio deve ancora venire: infatti se passiamo dalla propensione modale – quindi basata su impressioni e verosimiglianze, quindi includendo all’interno anche un margine minimo di errore – al numero di auto e motorini che possiede ogni cittadino.. siamo alla debacle! In riferimento alla popolazione attiva, ovvero a quella compresa tra i 14 e gli 85 anni, i dati sono imbarazzanti: parliamo di 923 veicoli ogni 1000 abitanti, cioè ogni abitante, o quasi, della capitale possiede uno di questi due mezzi! What else?

Ogni tanto dai box escono anche bici e mono

Leggasi magra consolazione: dal 2019 al 2020 è aumentato il numero dei km di rete ciclabili (da 286 a 317 km complessivi, ndb) con una variazione all’insù del 10 per cento. Scandagliando negli abissi della sharing mobility bici, monopattini e scooter (ma questi ultimi a noi non interessano) mettono insieme una flotta di 22.700 veicoli. Sforzandoci di vedere il bicchiere mezzo pieno, nelle pieghe dei dati romani targati 2019-2020 si registra una «forte crescita» del mobility management, con +15,0% delle scuole interessate e +20,2% di aziende che hanno nominato un mobility manager. Un pannicell e neppure poi così caldo.

A proposito dei monopattini, si registra un boom da quota 14mila, nonostante la campagna terroristica condotta da diversi media una volta che hanno cominciato a circolare, e nonostante sottraggano alla strada migliaia di potenziali auto a cui si sarebbe ricorsi pur di coprire l’ultimo miglio. A titolo personale e da utilizzatore tanto di ebike quanto di mono: le pedivelle vanno disciplinate, non demonizzate. Per esempio: la notizia che la notte si gareggi in monopattino lungo Ponte delle Valli (zona nord est di Roma) va data eccome (ovvio!). Tuttavia, nella narrazione mainstream – cavallo di di battaglia a me caro – ogni tanto andrebbe anche informato il lettore circa le imperdibili gare con i Suv (e auto truccate) che vengono improvvisate sul Grande Raccordo Anulare (Sacro Gra). Oppure, peggio mi sento, si potrebbe riservare un bel ‘taglio alto’ di pagina (chiaramente on line, non cartacea, ndb) sul tema delle velocità folli raggiunte da gran parte delle auto circolanti in città quando il limite dovrebbe essere 50 se non addirittura 30 km orari. Il tutto, se possibile, con il medesimo spazio e risalto riservato (giustamente) alla notizia dei (pochi) monopattini pirata. Dico: ma di cosa stiamo parlando?

Bike Sharing sotto la Lanterna

Nel frattempo torniamo a gustarci il bike sharing a Genova, dove le due ruote lente non smettono di vivere la loro stagione di fermento e fomento. Merito di gruppi di interesse come gli amici di #genovaciclabile e dell’associazione tRiciclo BimbiaBassoImpatto, ma anche di un’amministrazione che prova a imporre la propria visione non più ottocentesca – comune a quella di molti Enti Locali italiani- bensì di ‘rottura’. Se possibile anche ‘di scatole’ nei confronti di chi in città vorrebbe muoversi solo in scooter o in automobile.

Più nel dettaglio, come riporta il caro prof Fulvio Rapetti, il nuovo progetto si chiama ZENAbyBIKE ed è un servizio di sharing station based da 100 bici, di cui 74 tradizionali e 26 a pedalata assistita. I mezzi saranno disponibili per il ritiro e la consegna nelle 17 velostazioni presenti nel triangolo tra Fiumara, Piazza Rossetti e Marassi. L’iscrizione sul web può essere effettuata su Bicincittà scaricando la app, oppure si può ritirare la tessera elettronica presso gli uffici di Genova Parcheggi.

Lo sharing, aldilà di dove si realizzi, è una soluzione, non un problema: toglie auto dove davvero non servono, tiene in movimento, quindi in salute, migliaia di cittadini e non è da considerarsi un’odiosa voce in capitolo a cui dover destinare spiccioli.

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