Sicurezza stradale, Safety in numbers più sicura del casco

Sicurezza stradale, Safety in numbers più sicura del casco. Siete perplessi? Andiamo con ordine, provando a chiarire alcuni punti importanti del ragionamento. 

Il casco è una protezione aggiuntiva alla testa, senz’altro utile in caso di caduta. Purtroppo, però, il suo uso non è del tutto risolutivo e vi spieghiamo perché: a differenza del casco per la moto, infatti, quello usato in bici ( o in monopattino) è più leggero perché deve consentire una corretta respirazione di chi lo utilizza. Non arrivando a proteggere il mento è certificato per impatti con velocità massime fino ai 23-25 km orari, con rilasci di energia di circa 100 Joule.  Purtroppo, in caso di investimento da mezzo motorizzato, cosa che peraltro avviene nella maggior parte dei casi, le velocità da cui proteggersi saranno senz’altro maggiori.

Senza contare poi, che laddove il caso è stato reso obbligatorio, la gente ha smesso di usare la bici. Poco male, verrebbe da dire qualora il dispositivo salvasse la maggior parte delle volte, e invece non è così. Nel 2005 il casco divenne obbligatorio in Svezia, l’uso della bici tra i giovani scese di brutto,  ma non quello delle ferite alla testa come da obiettivo iniziale. 

Attenzione: le ferite alla testa si riducono ma nella stessa misura di quelle di pedoni e automobilisti che il casco non lo portano affatto. Quindi il primo presidio di sicurezza stradale, sotto molti aspetti può non essere il casco, ma il cocktail mix di misure per aumentare la sicurezza stradale

Una grande mano la offre la Safety in numbers, letteralmente sicurezza nei numeri: uno slogan che prende le mosse da una campagna promozionale promossa a suo tempo dalla Cyclists’ Touring Club. La Federazione ciclistica inglese individua una forte correlazione tra ciclabilità e riduzione dell’incidentalità. Non è un provvedimento vero e proprio, varato da questa o quella istituzione governativa, quanto piuttosto una tendenza, una prassi che si consolida tra i ciclisti in strada.  

In pratica le biciclette, più piccole, meno veloci e meno numerose delle auto spesso non vengono proprio viste dagli automobilisti perché non se le aspettano e non le notano. All’aumentare del numero dei ciclisti, invece, i conducenti di automobili diventano più consapevoli della loro presenza e migliorano la propria capacità di anticiparne la presenza nel traffico.

Una riduzione dell’incidentalità che porta matematicamente a un ulteriore aumento dei ciclisti. Insomma…la formula, più magica che algebrica, è semplicemente questa: più ciclisti=più sicurezza.

Diverse sono le pubblicazioni tecniche in merito. Peter Jacobsen, tra i maggiori studiosi in materia,  ha dimostrato che raddoppiando i ciclisti il rischio per km si riduce del 34% mentre se questi si dimezzano il rischio aumenta del 52%.

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