Sogno o son desto?

Ok, adesso ho 25 anni , sogno di avere presto un figlio e di spiegargli come si gioca a pallone, a Subbuteo. Oppure, per essere un po’ più trasversali, come si fa un bel rovescio a tennis e incetta di lauree a Trivial. Eppoi, chiaro, gli ho appena spiegato che cadere dalla bici è salutare, perché serve a farti comprendere dove hai sbagliato e ad agire di conseguenza. Ti illumina. Proprio come quando io e mio fratello, suo zio, ci rincorrevamo in bici sul grande balcone della casa al mare a Tarquinia. Correvano i ruggenti anni Ottanta e per la precisione giocavamo ad inseguirci come Hazzard, uno dei telefilm in voga in quegli anni, in cui a turno ci assegnavamo il ruolo dello sceriffo scemo Rosco P. Coltrane oppure dei fratelli Luke, sempre più scaltri e dunque imprendibili, a bordo del ‘Generale Lee’. Ah, già che ci so(g)no, gli ho appena spiegato quanto sia bello essere gentili con le persone. Tutte.

Ok, adesso, ho 35 anni e sono nella merda. Il giornale per cui lavoravo ha chiuso i battenti: io e molti altri miei colleghi (alcuni davvero bravi, ma molto più bravi di me) un bel giorno ci siamo trovati la Guardia di Finanza in redazione e poi dentro le nostre vite. ‘Robba de contribbuti evasi’, naturalmente a nostra insaputa. Storie di tutti i giorni (cit.) in un mondo come quello dell’editoria che viveva (e spesso vive ancora) sul filo del trapezista, con sotto il pubblico dei lettori/spettatori che a differneza di quelli al circo il più delle volte ignora quanto stia accadendo lassù. Cazzo: ho smesso di sognare, come invece mi accadeva 10 anni prima.

Ok, adesso ho 45 anni e tra le braccia stringo uno schricciolo che mi ha appena cambiato la vita in meglio. Notti insonni e timpani stressati, certo, ma che figata! E’ bella, non bello. Lei è tutto quello che di buono speravo potesse arrivarmi, tutto quello che sognavo 20 anni prima e che, per l’appunto, mi è arrivato proprio con il treno a un passo dall’ultima stazione prima della rimessa. Quando nei vagoni di pendolare cominci a trovare finalmente posto e a scorgere le scalette blu davanti alla porta di uscita.

Ok adesso di anni ne ho 48 e forse mezza cosa l’ho capita: in realtà il maschietto che sognavo di avere da ragazzo era un me stesso che fosse in grado di non ripetere i miei stessi errori di gioventù. Che fosse meno irruento e che completasse gli studi per tempo, se non addirittura prima. Che scegliesse la Facoltà giusta, lo sport a lui più congeniale e, magari, anche la ragazza ‘ok’. Una che fosse in grado di coniugare l’amore pazzo, ormonale e quindi irrefrenabile del ventenne con un approccio anche cerebrale. Insomma: logos e pathos, tanto per intenderci.

Ora che sono ben sveglio, su mia precisa iniziativa mi sono investito di un compitino niente male: insegnare alla piccola ad andare in bicicletta.Cuore di padre trema al solo pensiero. Molte domande affollano la mente. Sarò bravo?Sarò Attento e tollerante ai suoi inciampi? Anche oggi, che è domenica, ne abbiamo (anzi.. ne ho) approfittato e siamo andati a pedalare. Viviamo alle porte di Roma, zona nord, e abbiamo puntato dritti al Foro Italico. Una goduria. Neppure il tempo di inforcare la sella e subito la prima caduta: fatale il dislivello tra l’asfalto e una breve striscia di sanpietrini a ridosso del cancello che separa i due stadi: quello dei Marmi e l’Olimpico. Ma intorno non c’è pericolo. C’è solo un caldo che ti ammazza. Mi basta: procediamo amore mio!!!

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