Bici a lavoro, come scacciare l’incubo inverno

In bici al lavoro anche d’inverno? Sì-può-fare (cit.). Prima di raccontarvi alcune mie brevi esperienze urbane, vi vorrei rassicurare con una parola non proprio educata: fregatevene! Di seguito ecco come.

Le vite degli altri
e come ti vedono da fuori

Ma che sei matto? Fa 8 gradi?”; “Poveraccio, sta cominciando a piovere e tra 10 minuti timbra l’uscita“; “Mamma mia, 5 km in mezzo alla strada sono tanti sai?”. Questa, signori, è solo una minuscola selezione tra le decine e decine di espressioni che ho ascoltato da diversi amici, parenti (più e meno stretti, ndb) e colleghi quando ho preso la due ruote o il monopattino elettrico. E’ vero che ci sono stati molti altri che, al contrario, hanno soltanto avuto parole di elogio e ammirazione per la mia mobilità dolce. Ma la percezione rimane. Convintamente. Sono in molti, infatti, a osservarmi perlopiù derelitto e condannato, nell’ordine a:

raffreddori, sinusiti, faringiti, laringiti, tonsilliti, lussazioni e frattura da caduta accidentale, ricoveri in codice rosso per incidenti gravi

In soldoni.. non è affatto detto che le vite degli altri, o meglio le vite che gli altri decidono di condurre, siano migliori o più sicure della tua. E ora ve lo dimostro.

La lista di chi ti commisera
e di chi ti invidia

Un giorno, potendo avere un secondo di tempo, ho preso un foglio A3 (quello grande grande), l’ho diviso in due con una riga verticale e sulla parte sinistra mi sono scritto i nomi di chi mi compatisce, mentre dall’altra ho riportato i nomi di chi mi guarda da tempo con curiosità e, in taluni casi, invidia. Oh, sia chiaro a tutti: invidia unicamente perché, a differenza loro, ho avuto solo un pizzico di coraggio in più nel voler cambiare a tutti i costi il mio modo di muovermi in città. Mica per altro!! Poi, tra parentesi, sotto i nomi dei primi ho scritto il mezzo con cui si muovono ogni giorno per uscire di casa e, in gran parte dei casi, il loro tragitto. Inoltre, dove mi ricordavo ho anche riportato un segno per ricordarmi di quando mi hanno detto di aver avuto incidenti tipo forature, tamponate, nausee, svenimenti etc…

Beh, alla fine c’era da farsi davvero due risate! E non certo sulle disgrazie degli altri, ma per una ministatistica che emergeva. L’amica che mi guardava con tenerezza, ai limiti del pietismo, dal suo scooter era già caduta un paio di volte solo nell’ultimo anno, riportando per fortuna danni lievi, mentre lo scooter rimaneva inservibile finché non ci ha messo su parecchi quattrini per ripararlo. Un altro amico ha centrato in pieno un avvallamento e ha buttato gomma anteriore e diversi componenti della parte anteriore del suo mezzo (parlo sempre di scooter). Un pedone, infine, è stato toccato (per fortuna non investito) da un’auto sulle strisce. Tutti segni del destino, per carità, ma non certo migliori né peggiori di chi abbraccia da tempo la filosofia della mobilità dolce. Cosa sarebbe cambiato se al posto dello scooter ci fosse stato un mono o una bipa? Ah, per completezza, esercizio inutile ma lo compio lo stesso, aggiungervi tipologie simili di incidenti sono occorsi anche a chi mi guardava con occhio benevolo/ammirazione. Con la differenza che alcuni di questi hanno cambiato la propria mobilità nel giro di un anno e mezzo. Alcuni , ad esempio, ancora oggi usano lo scooter ma almeno il venerdì, cioè una volta a settimana lavorativa, sperimentano la nuova bici o il nuovo mono acquistato con il bonus mobilità 2020.

Abbigliamento tattico
e niente strade da Formula Uno

E veniamo a noi, al nostro modo di vivere l’inverno. Sarò breve perché una volta condivisa la filosofia di base, ognuno sceglie come applicarla da se. Ad ogni modo, sono ancora diviso tra due status: da una parte il consiglio di utilizzare attrezzature e vestiario fornito ad esempio da Decathlon con la sua linea BTwin e, dall’altra, l’indicazione di fare un po’ il gioco delle

Con ordine. Se avete idee regalo per chi ama il ciclismo allora l’armadio di Decathlon si riempie con facilità: sovrapantaloni, giacca da ciclista e poncho occupano lo spazio che meritano e al tempo stesso vi offrono ogni riparo possibile da acquazzoni sempre più imprevisti. Il tutto con costi decisamente contenuti: si va dai 19 euro dei primi fino ai 29 euro del poncho. Che poi, quest’ultimo, è un pezzo completo e in grado di coprire fin quasi ai piedi. ‘Celo-celo-celo-manca’ (cit.): il poncho è appeso in bell’evidenza a un passo dalla porta di casa, lo utilizzo da anni e vi garantisco che non passa una goccia d’acqua neppure di fronte al diluvio universale. Inoltre, tutt’altro che dettaglio secondario, ha in dote cappuccio fantastico. In tessuto trasparente all’altezza degli occhi, consente di essere indossato sopra il casco senza impedire la visuale laterale al ciclista/monopattista urbano. Infine, ricordatevi che se volete spendere anche di più le offerte non mancano. Date un’occhiata anche alla linea di Tucano Urbano, che attinge alla propria esperienza sviluppata nel corso degli anni sulla linea scooter e moto.

Infine il gioco delle tre carte, che poi porta al secondi step dell’urbanismo tattico. Odiate l’abbigliamento tecnico e non volete rinunciare al dress code di tutti i giorni? fatelo ma siate accorti. Attenzione ai jeans, ad esempio, perché senz’altro copre la maggior parte delle situazioni (grasso e fango su tutti), ma in se quel giorno è prevista pioggia…insomma fatevi due conti. Bene, benissimo il gore tex e il water proof della vostra giacca di ogni giorno: secondo me è ok anche quando piove benino, un po’ meno in caso di Giudizio Universale. Attenzione alle scarpe: potendo scegliere optate anche qui per le waterproof. Tutto o quasi parte da mani e piedi e in questo caso, più il basso è al caldo o comunque riparato e meglio starete nel corso della vostra giornata. Poi, una volta tornati a casa, l’ottima doccia tiepida all’inizio e poi sempre più calda (mai il contrario perché il corpo deve salire o scendere per gradi) eliminerà le tossine e vedrete meno annebbiato. Eppoi… si ricomincerà il giorno dopo.

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