Bonus bici e monopattini non basta e serviva un Pnrr più coraggioso

Il bonus bici e monopattini non basta e, quindi, l’azione prevista dal Governo sull’intero comparto ciclo e micromobilità non convince. Nonostante sia in arrivo un nuovo stanziamento, infatti, le risorse individuate dall’attuale il Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) non soddisfa affatto il mondo delle due ruote lente, a partire da Fiab (Federazione Italiana Ambiente e bicicletta).

«Da un lato l’Italia è uno dei Paesi europei che prevede più risorse per la ciclabilità nel proprio PNRR. Dall’altro, tuttavia, il ritardo accumulato nei decenni rispetto ai paesi europei più avanzati, per essere rapidamente colmato, richiederebbe uno sforzo economico maggiore e duraturo nel tempo». E’ il commento del presidente della Federazione Italiana Ambiente e BiciclettaAlessandro Tursi, in merito alle risorse indirizzate alla mobilità ciclistica presenti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Intendiamoci, il problema risiede in gran parte nell’immobilismo passato. Anziché puntare per tempo, con visione, a infrastrutture ‘leggere’ agevolando i ciclomobilisti (insieme agli attuali monopattisti) si è preferito puntare solo o quasi sulle quattro ruote, distribuendo qua e là ‘contentini ciclabili’ di rito, mentre all’estero si investiva ( e si continua a investire) davvero su ciclovie e piste ciclabili. ‘Ho l’ibrida e non pago le strisce blu‘ in parecchie città d’Italia (tra cui Roma), ad esempio, è un ossimoro che al giorno d’oggi non ci si può più permettere. E invece si fa finta di niente.

Ma torniamo al bonus e al PNRR. Per il primo si attende a breve l’ok da parte del Ministero dell’Ambiente, che dovrà confermare lo stanziamento di 20 milioni di euro con sconto pari al 40% fino a un massimo di 4mila euro. Ok, cambiamo in meglio le nostre bici e agevoliamone l’acquisto anche in larga scala. Ok, “bella la boiserie, bello l’armadio e belle pure le cassapanche” (cit.), ma senza infrastrutture leggere che favoriscono il movimento quotidiano…perché mai padre, madre e figli dovrebbero abbandonare l’auto in favore della bicicletta o del monopattino per raggiungere il posto di lavoro, la scuola o più semplicemente andare fare la spesa?

Immaginiamo facilmente cantine e garage zeppi di bici nuove di zecca, che però (in media) continueranno a vedere la luce solo alla domenica, quando cioè in città girano meno auto e si ipotizzano meno rischi per tutti. Il PNRR, dal canto suo, prevede 600 milioni di euro in totale, ripartiti in 400 milioni per le ciclovie turistiche e 200 milioni per le ciclabili urbane. Un po’ poco, aggiungo, visto il gap secolare che ci separa dal resto del pianeta.

Bisogna attrarre, includere, e non si scriva che le piste ciclabili temporanee (le pop up) abbiano risolto il problema. Nossignore, perché si tratta di un pannicello caldo o poco più. A dirla tutta fa felici noi ciclomobilisti, da sempre abituati a stare in mezzo al traffico e dunque ‘scafati’ nonché consapevoli dei nostri sacrosanti diritti, ma le corsie non stimoleranno a sufficienza nuovi utenti. Perlomeno non ancora. Ed ecco spiegato il perché.

Difficile rimanere spensierati come questa ragazza quando ci si trova in mezzo a una strada in città

Trattandosi di provvedimenti temporanei, legati perlopiù a iniziative di emergenza da pandemia, vale il detto ‘passata la festa gabbato lo santo’. Traduzione: chi lo sa se queste corsie saranno mantenute e rese definitive. In secundis una corsia può sì incuriosire chi finora non è mai sceso dall’auto, ma mai come una sede ciclabile realizzata ‘in sicurezza’. Bisognerebbe compensare con una robusta campagna informativa, così da spiegare a chiare lettere che da oggi (da ieri, meglio) l’automobilista dovrà stare ancora più attento di prima. Dopodiché andrebbero moltiplicati gli autovelox in città, così da scongiurare il primo problema che affligge le due ruote: la completa mancanza di rispetto dei limiti di velocità di gran parte degli automobilisti.

Al momento, però, si lascia l’iniziativa di comunicazione soltanto ad alcune… case automobilistiche (!), e allora ci rifilano spot in cui trionfano Suv e crossover in tutta la loro sicurezza, estesa sofisticamente anche ai ciclomobilisti. Un abbraccio fatale che asfissia chi va in sella e manubrio ogni giorno e che sa bene come la realtà quotidiana sia davvero tutta un’altra storia.

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