Ciclomobilità e pedoni, il gioco del MiMo (Motorshow) in piazza non era necessario

Il mondo della ciclomobilità e dei pedoni è in subbuglio per l’imminente arrivo di oltre 100 installazioni automotive del MiMo (Milano Monza Motorshow), che dal 10 al 13 giugno da Piazza San Babila accompagnerà i passanti fino al Castello Sforzesco. I costruttori da tutto il mondo metteranno su apposite pedane la loro “personale interpretazione” dell’industria automobilistica contemporanea. Domanda secca e facile facile: soprattutto in questi tempi di riappropriazione degli spazi sociali quali marciapiedi e isole pedonali… era proprio necessario?

Premetto che da giornalista professionista, più di vent’anni fa fui inviato per conto di un importante gruppo televisivo proprio al Motorshow di Bologna. Seconda premessa: fino a all’età di 20 anni collezionavo ogni numero del periodico specializzato Quattroruote insieme al mio amico Reginaldo; con lui trascorrevamo interi pomeriggi al nostro Bar Sport, ci accapigliavamo su questioni del tipo: “meglio la Fiat Uno Turbo I.e., per la quale entrambi stravedevamo, oppure la Pegueot 205 1.9 GTi? Sempre in quegli anni, terza e ultima premessa, non mi perdevo un Gran Premio di Formula Uno, seguito fin dai tempi di Giles Villeneuve. Anzi, aggiungo che oltre ad aver sempre tifato Ferrari i miei piloti preferiti erano appunto Villeneuve, poi Nigel Mansell e Jean Alesi. Avevano grinta e follia da vendere e, per certi versi, era logico che in giovane età rimanessi elettrizzato ogni volta che li vedevo arrivare ‘sparati’ sotto la bandierina a scacchi.

Bei tempi, dove non avevi responsabilità e sognare non costava nulla per davvero. Oggi però quei tempi non ci sono più. Reginaldo non c’è più, il mio amico del cuore.. lui e i suoi sogni, assai simili ai miei, furono maledettamente inghiottiti proprio da quella velocità assassina che ancora oggi continua a mietere vittime perfino tra i bambini piccoli. Chiudi il cassetto dei ricordi e, meno male, ti ritrovi in mezzo a un mare di gente che ha l’incessante esigenza di riappropriarsi degli spazi aperti, di passeggiare in nel bel mezzo di un’isola pedonale o lungo marciapiedi quanto più larghi possibile. Ha la necessità di andare in bicicletta. Tu stesso ti ritrovi in sella a una ebike perché, nel 2021, di muoverti in città con l’automobile proprio non ne vuoi sapere, nonostante ‘l’inno alla mobilità’ venga osannato proprio al MiMo, che però a sua volta rischia di prendersi, pur se per una manciata di giorni, le nostre belle piazze.

Il Castello Sforzesco a Milano, uno dei luoghi dell’esposizione automotive

Assurdo cedere gli spazi pubblici. Ora più che mai!

Allora provo a rispondere all’ingenua domanda iniziale: ma come si può anche solo pensare di sottrarre spazi e piazze in generale alla città, alle famiglie, ai bambini, per far posto alle installazioni a quattro ruote? No, proprio non riesco a ricambiare questo abbraccio automotive e anzi rimango piuttosto perplesso anche nei riguardi dell’amministrazione che ha concesso tutto questo. Nessun boicottaggio né demonizzazione, per carità, ma non ci siamo affatto.

Inoltre mi risulta che proprio a Milano, a differenza di oltre sessanta città aderenti, sia stata negata l’autorizzazione al primo Bikeitalia Day causa rischi-assembramento in tempi di Covid. Bene, bravi bis: poi, però, si aprono le piazze alle auto. Mah. Grosso Mah. Sentite qua: «MIMO adatta il suo format per raccontare il settore automotive con una passeggiata all’aperto, lungo la quale oltre 60 brand costruttori dialogheranno con i passanti attraverso le loro opere, e gli permetteranno di apprezzare simboli di massima espressione tecnologica in termini di sostenibilità, sicurezza e comfort, design e performance».

Chapeau (ma sul serio) ai colleghi professionisti dell’Ufficio Comunicazione evento: ineccepibili. E già che ci siamo aggiungo di cuore… viva il Motorshow! Ma la mobilità in città non la risolvi con le auto elettriche o ibride (ps. ne ho una anch’io), la città la lasci al trasporto pubblico, ai ciclomobilisti, ai monopattisti e ai pedoni. Categorie raggruppate, a torto, sotto la strana connotazione di ‘utenza fragile’. Fatemi capire, i forti chi sarebbero? Insomma «bello tutto, bella la boiserie, belle pure le cassapanche(cit.)», ma le installazioni automotive proprio no. Perlomeno non nel mio giardino…pubblico.

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