Addio mia (pieghevole) concubina

E mica mi sei entrata solo nello strapuntino dietro al sedile viaggiatori del regionale, sai? Mi sei entrata nel cuore, anche solo dopo un po’ di conoscenza. 
Ti ricordi quando ci siamo conosciuti al quartiere Flaminio? Tu riposavi all’ombra dell’ espositore mentre fuori, era un settembre piuttosto afoso, si crepava di caldo. Mi sono presentato, dichiarato ed è scattato il colpo di fulmine. Poco dopo hai accettato il io invito ad uscire con te. Ti ricordi? Siamo andati a fare due pedalate a Villa Glori, quando il ricco e borghese quartiere Parioli si tinge di verde e lascia spazio all’inerpincata montanara.

Ecco: lì mi sono innamorato di te.

Diamine, eri bellissima: vestivi color nero e mantenevi un’andatura veloce, che quasi non riuscivo a starti dietro. 
Dopo quell’uscita decisi che dovevi essere mia. E così fu. Oggi, dopo due anni di rapporti ( moltiplicati, se possibile) e di tanta strada percorsa insieme, ci siamo detti addio. Reciprocamente. Con simpatia, non con rancore. Anche se io mi sento di averti tradita con il primo che è capitato. In realtà lo so. Non è andata esattamente così. Eppure, ancora adesso, a distanza di tempo, conservo la memoria di un prurito dell’animo tipico di chi non riesce a scacciare quella sensazione da senso di colpa. Ti prego,  Brombella: ora che sei libera.. sìì felice. 
Tuo per sempre. 

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