Ebike Italia, l’Ekletta di Massimo Corea la ritiri dal…concessionario. «Sul postvendita c’è improvvisazione in molti negozi di bici»

Ebike Italia, l’Ekletta dell’ingegner Massimo Corea si lancia in fuga verso sfide che non ti aspetti, come ad esempio quella di vendere le biciclette attraverso i concessionari di auto e moto, non utilizzando soltanto i canali tradizionali. In Comunicazione suona un po’ come l’uomo che morde il cane, epperò pare che funzioni, viste anche le partnership instaurate, tra gli altri, con Tim, Unicredit, Bmw e Ferrari Club Italia. Proviamo a capirci qualcosa in più direttamente alla fonte.

A Vita a due Ruote l’ingegner Corea nega di essere un lontano parente dell’immenso compositore jazz Chick Coreamagari», dice), nonostante sia nato a Catanzaro proprio come il nonno del musicista scomparso da poco. Certo, per hobby scrive e canta (ha anche inciso un brano, ‘Serafino’, e un album, ndb) ma l’accordo giusto lo ha centrato mentre pedalava, dopo una gavetta lunga così. «Ho incontrato la bicicletta elettrica un po’ per caso, nasco ingegnere meccanico ed entro in Ducati nel 1996/1997, quando ancora mi mancavano dieci esami al conseguimento della laurea», racconta in collegamento da Bologna, la città dove vive da tanto tempo. Dopo un po’ che ci parli hai davvero la sensazione di un uomo che ha fatto della passione, ma anche del rigore, il suo stile di vita. «Sarà perché mio padre è stato militare», aggiunge. Massimo è uno che ne ha viste molte: tra l’altro ha lavorato anche nell’automotive, passando per alcune aziende di bici elettriche. Poi a 43 anni l’idea di crearsi un mondo, il proprio, costruendolo a mani nude e «senza un soldo in tasca».

Ingegner Corea sarà pure partito da zero, ma la gavetta le è servita a gettare le basi della sua Ekletta.
«Sì, non volevo fare più il dipendente e allo stesso tempo avevo il fuoco imprenditoriale dentro. Tuttavia la vera sfida consisteva nel realizzare un progetto completamente diverso rispetto a quello degli altri».
Cioè?
«Sono partito dalle mie esperienze precedenti e ho riconcepito la bici elettrica non come bici, bensì come veicolo. Ekletta, forse insieme ad Askoll e Fantic che realizzano anche scooter e moto, è l’unica azienda al mondo di ebike in grado di offrire assistenza e postvendita tramite un gestionale di derivazione automotive della nota Softway».
Beh, non è che manchi la concorrenza.
«No, affatto, ma noi offriamo un servizio al 100 per cento. Per esempio se ti si rompe qualunque pezzo della bici, il rivenditore chiamerà direttamente Ekletta, mentre se mi si rompe la bici di un qualsiasi produttore che monta il motore costruito da un altro, bisognerà per forza interfacciarsi con quest’ultimo. Invece noi ricodifichiamo tutti i ricambi, anche quelli commerciali: perfino il cambio della Shimano. Quando selezioni il gestionale Ekletta, ti si apre l'”esploso” della bicicletta, clicchi sul ricambio grafico senza bisogno di chiamare o scrivermi in azienda e il gestionale ti carica in automatico il codice Ekletta. Così il rivenditore riceve subito il ricambio, qualunque esso sia, riducendo drasticamente il margine di errore».
Ok, ha abbattuto la filiera. In sintesi quali sono i punti di forza di Ekletta?
«I nostri asset sono rappresentati dal design italiano, dal motore giapponese DAPU (anche con garanzia fino a 4 anni) e dalla certificazione tedesca TUV».
Come convince i ciclisti più incalliti ad acquistare o portare in assistenza la loro bici da un concessionario di automobili?
«Spiegando loro che la bicicletta elettrica non è, appunto, una bicicletta ma un veicolo vero e proprio: il centro del mio progetto poggia esattamente su questo. Ancora oggi in molti negozi di biciclette non si è ancora compreso come si tratti un prodotto elettrico: capita che addirittura non sappiano la differenza che passa tra un motore centrale e uno posteriore!».
Non è un po’ tranchant?
«Guardi, le dirò di più. Non riguarda tutti, ma sul postvendita trovo che ci sia una grande improvvisazione e impreparazione, a differenza di quanto invece avviene in un concessionario di auto o moto dove nella maggior parte dei casi troviamo officine e meccanici specializzati. Prima della vendita c’è il…postvendita! Noi, per esempio, siamo tra i pochissimi nel settore che “obbligano” i nostri concessionari a fare un corso di formazione tecnica che è fondamentale».
E se perfino il fantastico meccanico del concessionario auto dovesse arrendersi?
«Non avviene quasi mai, ma in caso si spedisce la bici al nostro centro specializzato, che a riparazione avvenuta la restituirà al concessionario».

2 commenti su “Ebike Italia, l’Ekletta di Massimo Corea la ritiri dal…concessionario. «Sul postvendita c’è improvvisazione in molti negozi di bici»”

  1. Ottimo! In un sistema in cui tutto passa attraverso call center dalle lunghe attese, un’assistenza così è rassicurante.

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