Freddo in bici, ma dov’è il mio passamontagna?

Freddo in bici, ecco l’ho provato per tante volte e ci sono ricascato. E’ successo ieri, non è una cosa grave ma voglio parlarvene lo stesso.

Rientravo da una dura giornata di lavoro, stava quasi facendo buio e volevo raggiungere la piccola e mia moglie alla…vasca dei pesci. Nel Consorzio a Roma Nord, dove viviamo, proprio davanti a una delle meravigliose ville che ammiriamo da fuori appena possiamo c’è una piccola vasca con dentro un bel po’ di pesci rossi. A mia figlia piacciono molto e riconosco che il solo osservarli a distanza produce in lei, dunque anche in noi, un effetto calmante. Inaspettato.

Ad ogni modo.. avevo appena infilato la chiave nella toppa della porta di casa, il tempo di cambiarmi di giacca e via.. subito in sella prima dell’arrivo del buio, così da fare una sorpresa a entrambe.

Ma dai…torna indietro
a riprenderlo! Invece ho tirato dritto

In questi giorni, com’è noto, la temperatura sta calando un po’ il tutto il Paese. Diversi giorni di pioggia, il metodo più ovvio con cui madre natura ci informa che è ora di coprirsi di più, un bel po’ d’aria fresca e il gioco è fatto: l’autunno saluta e l’inverno arriva senza chiedere permesso.

Poche cose mi piacciono al mondo come andare in bicicletta in inverno: è un’esperienza unica e se si è immersi in scenari splendidi come la Tuscia, anche bassa Tuscia, la sensazione da cui vieni avvolto, è di puro benessere. E così hai perfino la forza di lasciarti alle spalle alcuni momenti tristi che ti capita di vivere nel corso della tua giornata. Sarebbe andata così anche ieri pomeriggio, se solo non avessi dimenticato a casa il mio passamontagna. Andavo di corsa e oltre a indossare la giacca gialla riflettente, il casco e i guanti, non ho aggiunto il magico accessorio che mi salva ogni giorno: il passamontagna da bicicletta!

passamontagna da bicicletta
passamontagna da bicicletta

Che mica dovevo andare a fare una rapina in banca (ancora se ne fanno?) ma semplicemente ripararmi al meglio dai primi freddi. Con il tempo, a un passo dai ’50’, sinusite e cervicale sono ormai diventate compagne inseparabili di molti viaggi. Amiche fidate (nel senso che di loro conosco la maggior parte degli aspetti.. caratteriali) spesso, troppo spesso, presenti nel corso delle mie giornate di pendolare a base di bipa, mono e treno: andata e ritorno e dall’alba al tramonto.

Ebbene, ieri, nella fretta di voler raggiungere i miei, di voler far loro una sorpresa.. non ho dimenticato il bene tra i più cari? Anche se in quel momento non pioveva era comunque abbastanza umido e senza quel particolare capo indosso.. l’ho pagata poche ore dopo e la sto pagando tuttora.

Il bello è che dopo pochi metri volevo rientrare a recuperarlo perché sentivo una netta differenza di temperatura, ma mentre sgambavo avvertivo l’aria fresca che mi sbatteva sulla faccia e che potevo respirare a pieni polmoni. E’stato stupendo e allora.. ho tirato dritto!

D’altronde, tutto il giorno con la mascherina su naso e bocca (giusto che sia così) con il rigagnolino di bava che si forma a lato delle labbra e scende inesorabilmente.. non avete idea di come mi potessi sentire in quel preciso istante: aria pura che sembrava provenire direttamente dagli alberi ai lati della strada, come se a accanto a me si fosse acceso improvvisamente un immenso condizionatore d’aria. Il verde sembrava avvilupparmi come se venissi stritolato da una grande pianta carnivora. Lo scarso traffico di auto in zona faceva il resto. “Più tardi – pensavo – faranno tutti ritorno a casa e non si potrà certo stare tranquilli come adesso, meglio approfittare“. Libero, allora, sentirsi libero in tutti i sensi, con il giorno festivo che sarebbe arrivato poche ore più avanti (era lunedì 7 dicembre) mi ha rigenerato.

Ok, ora pago dazio. Stic….Va bene così!

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