Io, mia moglie e la cargo bike (… che ancora non ho)

Posso ammetterlo? Stanotte ho fatto un brutto sogno: mi fregavano la bici! L’ho subito raccontato a mia moglie, che mi ha guardato un po’ in cagnesco e poi ha mormorato: “Ecco, proprio ora che la devi vendere. Ma sei sicuro di quello che vuoi fare? Guarda che questo, più che un sogno, è un segno. Premonitore“.

Premetto che la mia è una tra le ‘due ruote pieghevoli’ più belle che si possano trovare in giro: una Brompton a 6 marce, addirittura elettrificata di recente grazie a un apposito kit realizzato da un’azienda italiana specializzata nel campo ormai da anni. L’ho acquistata che già ce l’aveva e da allora, nonostante qualcuno mi consigliasse di riportala ‘muscolare’, non vi ho mai messo mano.

L’acquisto risale pochi anni, fa nell’attesa che la Casa madre sviluppasse il suo know how. Adesso che la versione elettrica ufficiale è stata messa punto e commercializzata, poi, non ce n’è per nessuno. “Cazzo (oops) – dico tra me e me – è ancora più bella, più performante, ma ormai non me la sento più addosso“. O meglio: al di là degli sviluppi tecnologici, non fa più per me perché ho una figlia piccola a cui badare e tra le altre cose la devo anche accompagnare a scuola. Nel suo caso non si tratta di scalare una montagna o imbarcarsi da un quartiere all’altro della città (a proposito: viviamo a ridosso di Roma Nord), bensì di percorrere giusto un kilometro a scendere (all’andata) e un altro a salire. Ecco, diciamo che l’idea di accompagnare la piccola su due ruote fa impazzire me ma non la mamma. Già me l’ha fatto capire, ma mi vede convinto e per il momento non dissotterra l’ascia di guerra. Dal canto mio lo so già: su ‘ste robe prima o poi ci scorneremo.

Intanto ci godiamo la location nella quale abbiamo scelto di vivere: un bel Comprensorio immerso nel verde, piuttosto esteso. E’ vicino a una stazione del treno metropolitano, ma distante dal caos della città, si respira aria pura, le auto sono chiamate a rispettare il limite dei 40 kilometri orari e la gente ancora si saluta, abbozzando perfino un sorriso. Di questi tempi.

Sì ma il sogno che fine ha fatto?“, chiederete voi. Beh, in realtà non lo ricordo granché bene. Ho immagini sfocate: tornavo da un ufficio , ero sceso dalla sella e avevo appena ripiegato a scatto la ruota posteriore nel carrellino alla base, quello che serve a mantenere comunque in piedi la Brompton, ma in condizioni sicure. Facevo mezzo metro in avanti dando le spalle a alla bici, il tempo di frugarmi le tasche per cercare il telecomando con cui aprire il cancello del box e..puff…. la Brompton era scomparsa. All’improvviso.

No, Roberto, guarda – taglia corto mia moglie – lascia stare e togli quell’annuncio lì“.
Scusa – ribatto io – e perché“?
Perché mica te l’ha ordinato il dottore“.
Il dottore no di certo, ma…“.
Ma?”.
Ma se un domani – incalzo io – volessi una cargo bike o una long tail con cui accompagnare nostra figlia in giro tu non penseresti, forse, che avrei le mani bucate? Sicuro, guarda“.

E qui mi rendo subito conto che mi sono appena infilato tra l’incudine e il martello. Da una parte, dopo pochi anni di pieghevole (e che pieghevole) esterno già la voglia di cambiare, mentre dall’altra delineo uno scenario per lei improponibile: andare su due ruote con sua (ora di certo non è più la nostra) figlia. Come se non bastasse, faccio il processo alle intenzioni, accusandola di qualche cosa non meglio precisata. Infatti la sua manovra di elusione arriva all’istante.
Ecco, lo sapevo: adesso è colpa mia’. 
Ma no, dai – provo a rassicurarla con un tono avvolto nel classico involucro della falsa ipocrisia di chi, sottotraccia, ha già deciso la sua strategia– è che proprio non ha senso mettere su una…scuderia! Sarebbero spese elevate e oltretutto avremmo anche difficoltà per parcheggiare le bici, nonostante gli spazi non manchino“. 

Ora, non voglio tediarvi riportandovi fedelmente toni e contenuti di questa conversazione che è avvenuta alcuni giorni fa. Ma ben presto ci siamo resi conto che più andavamo avanti nel confronto più cominciavamo a stilettarci tipo ‘Casa Vianello’, senza però avere   la bravura di Sandra e Raimondo, due mostri sacri della commedia a tinte fosche.

Per concludere, pare che il mio ragionamento abbia perlomeno portato mia moglie a riflettere su un aspetto: quello dell’ottimizzazione dei costi. Una virtù della quale, con buona probabilità, non mi faceva proprio capace. Dal canto mio, sto per vendere la bici e se da un lato mi sento sollevato perché non vedo davvero l’ora che svaniscano certe tensioni domestiche, dall’altra sento di commettere un …bicicidi nei confronti della mia Brompton, la mia compagna di tante avventure…pieghevoli. Come il peggiore dei Giuda la sto vendendo per trenta (di numero) denari. E la sto per pugnalare..alle gomme, ovvio.

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