La meccanica della bicicletta? Chiedetela ad Andrea dei Têtes de Bois, tra Alfonsina Strada e Margherita Hack «che mi voleva bene»

Se non capite la meccanica delle bicicletta o non sapete come oliare al meglio la vostra catena non preoccupatevi: potrete sempre chiederlo ad Andrea Satta, frontman del pindarico gruppo Têtes de Bois. Ne abbiamo parlato proprio con lui, scorrendo avanti e indietro il video di ‘Alfonsina e la bici‘, il pezzo che la band ha voluto dedicare proprio all’indomita Alfonsina Morini Strada da Castelfranco Emilia e contenuto nell’album Goodbike: undici tracce tutte sella e pedali. Un lavoro che intreccia romanzi e reading sul tema delle due ruote, dove si pizzicano le corde dell’epica del ciclismo (Alfonsina e la biciLe bal des colsCoppiLa canzone del ciclista), l’esplorazione e l’impegno sociale (Noi siamo il trafficoCorrosivo acidoLa bicitrombetta), la dimensione infantile del gioco (Dai) e l’amore (La biciclettaMia cara Miss).

I Têtes de Bois hanno sempre avuto a cuore la bicicletta. Il tema delle due ruote ricorre nell’album Goodbike

E poi come poter dimenticare il famoso palco a pedali? A partire dalla loro passione per la bicicletta, i Têtes de Bois nel 2011 hanno messo a punto il primo eco-spettacolo al mondo alimentato dal pubblico in bicicletta. Per la prima volta in assoluto l’energia elettrica che illumina il palco e lo fa suonare è generata da oltre 100 spettatori volontari, che, con le loro biciclette agganciate a uno speciale cavalletto collegato a una dinamo, pedalano per tutta la durata dello spettacolo. Così producono tutta l’energia necessaria per sostenere l’intero evento dal vivo. Un’idea dello stesso Andrea Satta su progetto di Gino Sebastianelli, con la collaborazione artistica di Agostino Ferrente e il sostegno dell’Assessorato alle Infrastrutture Strategiche e mobilità della Regione Puglia.

Ma veniamo ad Alfonsina, o meglio: a come la raccontano i Têtes de Bois. “A una stella che mi guardava dalla cucina ho dato il nome Alfonsina“, canta Andrea alla guida di un pick up rosso anni Quaranta, accompagnato dal suo gruppo in giubba color menta, stipato sul retro. Il video è girato sotto l’attenta regia di Agostino Ferrente (premiato con il David di Donatello per il suo documentario ‘Selfie) e vede la partecipazione straordinaria, tra gli altri, del fumettista e vignettista Sergio Staino (Bobo) e Mario Benedetti, il meccanico storico di Enrico Berlinguer e Roberto Rossellini. La clip si appoggia di continuo al flashback tra l’Andrea di oggi e il bambino curioso di una volta, quello che continua sempre a vivere in ognuno di noi. Lui, piccolino, spinge la sua vecchia Atala a sella lunga e doppia canna: ha bisogno di una messa posto e così va a trovare ‘a bottega’ la campionessa d’un tempo. Arrivato, la osserva dal retro mentre è alle prese con cerchioni, copertoni nuovi e catene da oliare a puntino. A un certo momento, ecco che il sogno di bambino si avvera: Alfonsina lo vede e gli fa segno di entrare. E’ fatta: tocca a lui!

Video ufficiale di ‘Allfonsina e la bici’, dal profilo Youtube ufficiale della band e per loro gentile concessione

Vedo, rivedo il video diverse volte e stento a credere ai miei occhi: nel ruolo di Alfonsina c’è nientemeno che l’astrofisica Margherita Hack, ovvero una delle stelle del firmamento scientifico italiano e mondiale di tutti i tempi. Scorro la clip avanti e indietro perché non sono ancora convinto e..niente.. è proprio lei. Un brivido mi corre lungo la schiena e ne sta pure per arrivare un altro.

Metto un attimo in pausa e siccome ‘s’è fatta una certa’ devo far addormentare mia figlia piccola. Ho deciso che almeno stasera non le leggerò una superba fiaba di Gianni Rodari, ma ‘Buonanotte bambine ribelli’ – 100 vite di donne straordinarie, edito da Mondadori. Così, giusto per sparpagliare un po’ la routine. Nel libro si raccontano non una, ma cento storie di piccole donne, dalla ‘a’ alla ‘zeta’, diventate poi a loro volta eroine senza tramonto. Guardo al volo l’indice e, tanto perché è una serata magica, l’occhio mi cade proprio sulla storia di Alfonsina Strada. Il suo è il terzo racconto, subito dopo quello della modella Alek Wek e prima di quello della ballerina cubana Alicia Alonso, che sulle punte riuscì a incantare il mondo pur essendo cieca. Alfonsina sulla bici la leggo di corsa, come amava andare lei nella vita, nel frattempo la piccola sbadiglia ma non cede. Allora sfoglio velocemente il libro per rincarare la dose e mi imbatto nella vita di Margherita Hack. Ho i brividi, mi sforzo di ricordare qualche principio di casualità soggettiva e oggettiva in Fisica, ma non trovo risposte. A quest’ora poi. Proseguo la lettura, ma a differenza di prima provo a farlo più lentamente e la piccola si arrende al sonno. «Ok, ho capito – mormoro tra me e me – domani proverò a contattare Andrea Satta dei Tête de Bois per chiedergli della sua fantastica esperienza».

Andrea, chi vede il video di Alfonsina per la prima volta resta a bocca aperta: tutto ci si aspetta, tranne di vedere l’astrofisica Margherita Hack in tuta da meccanica mentre da dentro un’officina olia la catena delle bici e salda telai. Come l’avete convinta?
«Con Margherita coltivavamo entrambi la passione per la bicicletta e io a suo tempo sono stato anche inviato per il Manifesto e l’Unità al Tour de France e al Giro d’Italia, proprio nelle tappe più importanti. Margherita fu molto contenta di recitare la parte di Alfonsina, la canzone le piaceva parecchio, ma mise una condizione».
Cioè?
«Mi disse testualmente: “Vengo, ma nel video voglio saldare e suonare la tromba per davvero!”».
Ha vinto lei. Punto.
«Lei vinceva sempre perché era una persona bellissima e mi voleva molto bene. Una volta ho avuto perfino l’onore di farla incontrare con il grande Alfredo Martini, il Bearzot delle due ruote, nella biblioteca di Sesto Fiorentino. Fu una serata indimenticabile, merito di quei due signori ormai molto anziani, i quali pur essendo nati a duecento metri l’uno dall’altro non si erano mai conosciuti».
Da Alfonsina al palco a… pedali. Realizzare un’idea del genere è davvero…pedalare in salita.
«E’ nato tutto quand’ero bambino e guardavo mio nonno tornare dall’orto in bici, con la sua dinamo che girava sulla ruota. Mi dispiaceva disperdere tutta l’energia elettrica durante i nostri concerti. Allora ho torturato Gino (Sebastianelli, ndb), il mio amico ingegnere, per trovare il modo di trasformarla con delle dinamo, magari facendo pedalare tutti quanti noi sul palco e il pubblico. All’inizio mi rispose che era impossibile, che ci sarebbero dovuti impiegare migliaia di watt».
In pratica si passava dalla padella alla brace.
«Meno male che poi ha rivisto tutto il progetto e ha trovato delle dinamo particolari in Texas. Le abbiamo prenotate però mica avevamo i soldi per comprarle. Poi grazie all’assessore alla mobilità pugliese Guglielmo Minervini, una persona stupenda, l’utopia divenne realtà e così, al porto di Bari, realizzammo il primo concerto a pedali che la storia ricordi».
In tempi di pandemia e distanziamento sociale un progetto da ripescare ‘subito subito’, no?
«Questi giorni del Coronavirus che stanno sconvolgendo ogni sfumatura della nostra esistenza facciamo molta fatica ad interpretarli. C’è bisogno di qualcosa che non sia negazione e frustrazione, che non ci faccia vivere come una diminuzione di valore o una sconfitta sul piano emotivo il ritorno alla socialità. Per questo il Palco a Pedali è una bella soluzione, perché contiene un immaginario già “a norma». 
Andrea, tu sei anche (o soprattutto) pediatra in uno studio medico al quartiere Casilino, nella periferia nord est di Roma. Sotto l’aspetto della mobilità si tratta di una zona assai più complessa rispetto al centro città.
«
Come sempre la periferia resta la zona dove si fa più fatica a capire come vive la gente. Stradoni infiniti e spazi incustoditi spesso obbligano all’utilizzo dell’auto. E’ un motivo oggettivo oltreché logistico, peccato che proprio qui viva la maggior parte della popolazione. Porti la gente dalla stazione centrale alla piazza, ma poi ti dimentichi di tutto quello che c’è fuori dal cerchio magico della città. Tu devi mettere in bici le famiglie e tutte quelle persone che al momento non ne sono appassionate».
E’ un processo lungo e tortuoso.
«Devi realizzare piste ciclabili e zone 30. A scuola i ragazzi ci devono andare in bicicletta!».

«E‘ bello andare in bicicletta perché si vedono tante cose, si possono osservare tanti dettagli. La bicicletta è forse il mezzo più ecologico e divertente». (Margherita Hack – Astrofisica e ‘meccanica ciclista’)




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