Marina Romoli e la sua guerra d’indipendenza: «Per i non camminanti come me il mondo non è pronto, ma io sono pronta per affrontare il mondo»

Marina Romoli ama il mare e le sirenette, lo rivela perfino il suo nome, e non sopporta il pietismo di chi la osserva con commiserazione. E’ schietta, ha imparato ad esserlo ancora di più in questi anni di riscatto dopo il terribile incidente stradale che le ha sconvolto la vita nel lontano primo giugno 2010, quando un’auto le tagliò la strada e la carriera ciclistica, tra l’altro promettente. Da lì in poi la voglia di risalire la china grazie alla Marina Romoli Onlus, che vuole ridare una speranza per il futuro, ma anche un aiuto concreto nel presente, alle persone con lesione spinale.

Siamo a giugno e parliamo, volutamente, del ‘suo’ giugno, che per Marina da Potenza Picena non è certo un periodo come un altro, ma il mese per eccellenza. «A Giugno nasco e muoio», osserva ironica. Per chi non lo sapesse, Marina fino al 31 maggio 2010 era una promettente ciclista, lanciata verso traguardi sportivi ambìti, mentre il 1 giugno, appena poche ore dopo, un terribile incidente stradale le sconvolgeva la vita rendendola paraplegica. O meglio: «Non camminante». Ah, già che ci siamo: il 9 giugno, dunque una manciata di giorni più in là, arriva il suo compleanno. Il sesto mese dell’anno, insomma, non può davvero passare in cavalleria così facilmente.

Riavvolgiamo il nastro e, pur se per un solo istante, torniamo a quel primo giugno 2010: in un attimo si passa dalla luce al buio, come se qualcuno avesse schiacciato il pulsante della tua vita senza chiederti il permesso. «Vieni catapultata in una nuova dimensione, all’inizio impossibile anche solo pensare di accettare». La manovra azzardata di un’auto, la corsa in ospedale e la diagnosi spietata: lesione al midollo spinale. A 21 anni e per una abituata ad andare in bicicletta!!! Quanti avrebbero ceduto di schianto?

Al telefono Marina rivela un’eccellente capacità di ascolto e prima di rispondere alle domande ci pensa sempre un momento, come se volesse articolare per bene prima il pensiero e poi la parola. Di recente si è laureata, ottenendo il massimo dei voti, in Neuroscienze Cognitive e Riabilitazione Neuropsicologica presso il Campus di Cesena dell’Università di Bologna. Un lavoro duro e portato avanti con voglia matta, ma non disperata.


Marina, anzitutto auguri in ritardo per il suo compleanno e poi congratulazioni per la laurea. E’ servita una doppia dose di coraggio rispetto ai suoi colleghi di corso?
«Grazie, ma mi sono laureata come tutti gli altri gli altri. Perché mai la mia laurea dovrebbe essere diversa da quella degli altri? D’altronde l’obiettivo delle persone con disabilità non è forse quello di sentirsi comunque autonome, indipendenti?».
Touché. La laurea conclude un ciclo di studi, nel suo caso anche un ciclo di vita?
«Diciamo che in questi anni sono maturata molto. Rispetto agli inizi credo che si possa vivere felici anche in questa mia nuova condizione, ma allo stesso tempo so bene che questo mondo non è ancora pronto ad accogliere chi ha una disabilità, i ‘non camminanti’. La Marina Romoli Onlus serve a questo, a non far rimanere chiuse in casa le persone, a ridare loro dignità».
All’epoca la sua crescita sportiva è stata perlomeno curiosa: prima della bici, infatti, c’era il nuoto.
«Ciclista mio padre, ciclista mio fratello. Metteteci che il nuoto lo praticavo al chiuso ed ecco perché poi scelsi sella e manubrio, mi sembrarono da subito un divertimento».
Dal ciclismo alla nuova vita: Onlus e…?
«Al momento sto effettuando un tirocinio presso il Servizio di Potenziamento cognitivo per l’Età EVolutiva (Spev) di Cesena, dove vengono proposti percorsi individualizzati di potenziamento cognitivo e valutazioni diagnostiche per bambini e ragazzi con Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA)».
Esperienza segnante.
«A causa del Covid non possiamo stare a contatto con i bambini, ma con l’équipe di psicologi e tirocinanti osserviamo i loro test, occupandoci di disturbi cognitivi o dell’apprendimento come la dislessia: un tema sui ci sarebbe molto da discutere e che non si può bollare come scarsa intelligenza. Anche il mondo della scuola, ad esempio, deve ricalibrare il modo di insegnamento e trovare modelli diversi da quelli attuali. A lavorare in un contesto del genere si impara che non ci si deve mai fermare alle apparenze».
Quindi?
«Quindi categorizzare meno e comprendere di più».
Le nostre amate ‘imperfezioni’. Lei afferma che la società attuale vuole le donne delicate, bambole e perfette: aggiustiamo il tiro?
«Ma non ci penso affatto. Anzi, ne sono sempre più convinta!».
Una grave imperfezione ce l’abbiamo al volante: mentre guidiamo siamo convinti di saper gestire tutto in multitasking.
«A volte capita di andare nelle scuole per spiegare il significato di un cartello stradale, ma i cuccioli sanno già tutto, perfino quando i loro genitori mantengono dei comportamenti scorretti come parlare al cellulare mentre guidano oppure procedere a un’andatura troppo veloce. Purtroppo a guidare non sono loro».











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