Pista ciclabile Liguria: «A Genova va estesa»

La pista ciclabile in Liguria ha bisogno di essere estesa, soprattutto a Genova. E’ il primo tra i punti principali del nuovo sondaggio sull’uso della bici e del monopattino in città presentato dalla Fiab (Federazione Italiana Amici Bicicletta) locale, i cui dati sono stati resi noti ieri. Il sondaggio è stato condotto in prevalenza tra soci Fiab e appartenenti ad altre associazioni di ciclisti (in tutto 2.119) e arriva dopo quattro mesi di lavoro dei volontari FIAB liguri e di quelli dell’ Associazione Open Genova.

Come spesso accade quando si parla di sondaggi sulla mobilità dolce, i numeri e le tendenze registrate a Genova sono simili a quelli che si continuano ancora a riscontrare in molte altre parti: i flussi di Roma, Milano e Napoli, ad esempio, pur riguardando città che non hanno la stessa toponomastica, non sono poi così dissimili tra loro. Ed evidenziano gli anni di arretratezza che ci separano dai Paesi del Nord Europa.

Una corsia temporanea realizzata in città (Credits:Fiab Genova)

Fiab Genova chiarisce che lo scopo del report non era tanto quello di conoscere le entità dichiarate o stimate, degli utilizzatori della bici e monopattino in città, ma quello di conoscere le motivazioni alla base dell’utilizzo o del mancato utilizzo della micromobilità e gli auspici degli intervistati. Tra gli oltre 2mila intervistati, a 1.708 persone è stato chiesto quale mezzo utilizzassero per recarsi al lavoro e soltanto 185 di queste, pari al 10,8% dei soggetti intervistati, ha risposto “bicicletta”, posizionandola al quinto posto dopo auto, moto, motorino e bus. Solo 14, poi, pari allo 0,8%, hanno invece dichiarato di salire sul monopattino. Una tendenza che colloca il due ruote all’ultimo posto delle preferenze nel campione analizzato: non male per un mezzo considerato comunque in ascesa un po’ in tutto il Paese.

Rete ciclabile, le linee guida del report

Al di là dei numeri del sondaggio, che si possono consultare liberamente a questo link, rimangono le linee guida emerse dal report. Sono sette, vediamole nel dettaglio.

Estensione della rete ciclabile cittadina. «Occorre incrementare l’estensione delle piste ciclabili protette, soluzione considerata prioritaria sia da chi già si serve della micromobilità in città e da chi non lo fa ma vorrebbe farlo a determinate condizioni».

2. Sicurezza stradale. «La nostra città – commenta Fiab Genova – è ai primi posti in Italia per il numero degli incidenti stradali che sappiamo causati per lo più dalla velocità e dalla distrazione». Sono necessarie misure di prevenzione (rallentatori di velocità, zone 30, educazione stradale, informazioni ai cittadini) e misure di repressione dei comportamenti scorretti (semafori intelligenti, telecamere, controlli della Polizia Municipale) per far sì che i cittadini si sentano sicuri in strada e che la nostra città scenda nella triste statistica degli incidenti stradal».

3. Posteggi sicuri. Sono necessari posteggi sicuri dove poter lasciare i propri mezzi che per le loro caratteristiche “leggere” si possono rubare più facilmente rispetto alle auto e i motocicli. 

4. Nuovo Codice della Strada. Occorre fare informazione sulle nuove opportunità fornite dal codice della strada verso quei cittadini che vorrebbero usare la micromobilità ma non lo fanno. Ad esempio la diversa percezione delle nuove corsie ciclabili fra chi già si serve della micromobilità e chi no dà l’idea della necessità operare in tal senso.

Zona terminal traghetti (Credits: Fiab Genova)

5. Incentivare con premi e benefit. Agevolare con premi e benefit chi si reca sul luogo di lavoro con la micromobilità, riservando incentivi solo per l’utilizzo e non per l’acquisto dei mezzi.

6. Noleggio/bike sharing. «Nonostante il fallimento di quello attuale», va sviluppato attraverso nuove formule del servizio, come ad esmepio il flusso libero.

7. Under 25. Diffondere la cultura della micromobilità fra i giovani minori di 25 anni attraverso le scuole di ogni ordine e grado.

Bike box per custodire le biciclette (Credits: Fiab Genova)

Insomma, come si vede, c’è tanto, ma davvero tanto da fare. Soprattutto a livello di comunicazione: far scendere la gente dall’automobile o dallo scooter è impresa assai complicata e non basta provare a realizzare un’infrastruttura. Il tutto va spiegato attraverso vere e proprie campagne. Ormai siamo tutti online :perché non sfruttare al meglio la rete per spiegare…la rete ciclabile?

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