Piste ciclabili a Roma, chi non le vuole viaggi in auto a 10 km all’ora tra Via Appia e Re di Roma!

Allora, ‘ste piste ciclabili a Roma servono o no? Nel frattempo che rispondete leggo su twitter, per il secondo sabato di fila, che il buon servizio Anas-Luceverde segnala velocità massima di 10 km orari lungo il tratto Colli Albani/Piazza di Re di Roma, a pochi minuti da piazza San Giovanni (che per chi non è di Roma è la storica piazza del Concertone del Primo Maggio, in pratica pieno centro città). Leggo e mi girano! Ecco perché.

Il commercio in zona muore:
ma è ancora caccia al killer

Primo (anzi secondo): il tweet, come anticipato prima, giunge per il secondo sabato di fila e grosso modo nella stessa fascia oraria di quello della settimana scorsa. Segno tangibile che la questione, anzi il problema non solo è ricorrente, ma sistematico. Conosco assai bene la zona avendola frequentata ogni giorno in una Roma d’altri tempi (primi anni Novanta), ché da quelle parti andavo a concludere il quinquennio delle Scuole Superiori. Poi, di recente, vi ritornavo sotto Natale per via di Contini e di qualche altra bella attività commerciale, di qualità, che fino a poco tempo fa provava a resistere alla crisi. Contini, per chi non lo sapesse, è stato ed è uno dei negozi storici di articoli da regalo che si trova alla fine della Via Appia, al momento in cui la millenaria consolare si tuffa dentro Piazza Re di Roma. Scorci di una Roma dignitosa, signorile, strangolata tuttavia da canoni e traffico clamorosi. Tra i commercianti chi può ha resistito, magari ridimensionando il proprio volume d’affari. Gli altri hanno preferito farsi da parte. E sarebbe tutta da verificare l’età media dei residenti. Immagino con fatica che i giovani d’oggi possano permettersi di vivere lì, con i contratti di lavoro e le buste paga fragili dei nostri giorni. Altro che seconde case al mare come negli Anni Ottanta.

Problemi complessi e risposte facili, tipo la vecchia bicicletta

Insomma, il Paese (tutto) è in recessione e con l’aria che tira bisognerebbe perseguire soluzioni pratiche, alla portata di molti. No chiudere e basta, ma riconsiderare alcuni valori che ci arrivano direttamente da un’epoca così lontana come l’Ottocento. Anche allora …non c’era una lira.. il Paese era sostanzialmente agricolo e la pur imponente rivoluzione industriale valorizzava sì alcuni centri importanti, ma creava delle pericolose distanze urbanistico-sociali rimaste evidenti perlomeno fino a metà degli anni Settanta. Per esempio, ancora adesso troviamo i resto delle fornaci a ridosso di Prati (Roma centro storico), dove fino a metà degli Cinquanta c’erano appunto solo prati e pericolosi (per i più piccoli) acquitrini e fossati nascosti. E come ci si muoveva fino ad allora? Con i mezzi pubblici, a piedi e in bicicletta.

All’epoca di auto in giro ce n’erano poche (il boom arrivò soltanto negli anni Sessanta) e i problemi di convivenza tra utenza fragile (pedoni e ciclisti) e il mondo delle quattro ruote erano assai limitati. L’Italia, pur lentamente, provava a rialzarsi dalla Seconda Guerra Mondiale, provando a ripartire tra mille stenti. Chi poteva permettersi certe comodità (tra cui il bagno in casa e non esterno) erano ancora in pochi. Sono figlio di due ex impiegati dello Stato che all’epoca non erano neppure maggiorenni.. e già svolgevano i lavori più umili come quello del garzone in macelleria o del tuttofare in un’agenzia investigativa privata. Tutto pur di mantenere le rispettive famiglie. Erano tempi di merda (pardon durissimi, ndb), ma durante i quali c’era l’obbligo di trovare soluzioni semplici a problemi complessi. Non c’erano i i soldi per comprarsi la televisione? Allora si recuperava la filodiffusione con ben 3/4 canali in modulazione di ampiezza, quelli etichettati con la vecchia sigla ‘Am’. Non si avevano quattrini per acquistare l’abbonamento dell’autobus o del tram (per quest’ultimo mezzo, allora Roma aveva decine di linee attive)? Si andava a piedi.E per chilometri. E non certo con scarpe comodissime.

Fatta questa premessa, dunque, non posso non incazzarmi quando leggo che per il secondo sabato mattina di fila su quel tratto così centrale, così ricco di negozi di qualità, così ricco di storia, la gente scelga di rimanere imbottigliata nel traffico a 10 km all’ora. Per giunta con scuole e uffici chiusi. Per giunta con una linea di metropolitana (la ‘A’) con ben 3 fermate nel giro di poche centinaia di metri l’una dall’altra. Per giunta con molte attività che, schiacciate dalla crisi ormai decennale, rischiano la chiusura definitiva.

Nessuno ha la soluzione in tasca da estrarre a proprio piacimento così da risolvere in un giorno solo la crisi commerciale e il traffico. Nessuno. Certo, però, al netto di tutte le possibili incapacità di sintesi politica di Enti Locali e Governo di qualsiasi colore essi siano, cominciano davvero a urtarmi tutti quei malpancisti che tuonano contro qualsiasi pista ciclabile sia stata realizzata o valorizzata nell’ultimo anno.

Criticate la pista ciclabile ma l’avete mai usata per un paio di giorni?

Oh, chiariamo un aspetto: prima di scriverci su anche solo una riga, da buon pendolare a due ruote (bipa e mono) ho testato io stesso tutte le corsie ciclabili di Roma: ho inforcato la mia bicicletta a pedalata assistita da Testaccio a Via Gregorio VII (che lambisce Piazza San Pietro), fino a quella più criticata: la pista di Via Tuscolana. Un tragitto di appena 2 km e mezzo lungo il quale ho visto girare tragicomici video da parte di alcuni esponenti di centrodestra e centrosinistra, improvvisatisi – loro malgrado – improbabili reporter. Alcuni di loro sono stati recentemente perculati da Crozza in tv, ma questo, in realtà, vuol dire poco o nulla.

Sì perché, alla fine, credo sia inutile gioire e basta sulle perculate all’indirizzo di chi si oppone alla realizzazione di certi tracciati a mio avviso essenziali a creare una nuova viabilità in zone congestionate come quella di Via Tuscolana/San Giovanni. No, non credo serva godere e basta sull’onda dello sfottò. Al centro ci vanno messi i contenuti, non le simpatie o antipatie verso il politico ‘x, y o zeta’. Il commerciante si lamenta che con la nuova pista ciclabile nessuno si fermerà più da lui? Era meglio quando si stava peggio, quando cioè il cliente arrivava di corsa, comprava il primo articolo al volo (ma davvero andava e in certi casi va tuttora così?) e poi fuggiva perché aveva la ‘maghina’ in doppia fila? Ed era (ed è) meglio lo smog di ieri e oggi, con l’aumento o comunque il consolidamento dei casi di asma e broncopneumologici in generale (pediatrici e non) legati all’inquinamento soprattutto in determinate zone? Signori, parlate con i medici, con i primari di questi Reparti e vi farete davvero due risate. Oppure ascoltate chi di mestiere vende immobili: chiedete loro cosa significhi cercare di sbolognare un primo piano o uno scantinato in zone come queste. Chiedete quanta gente sarebbe disposta a spenderci su due soldi….

Quattro gomme che rotolano
non fanno decibel, ma migliaia sì

Allora, in conclusione, bene, stra bene, anzi benissimo le piste ciclabili che contribuiscono a decongestionare i grandi centri urbani affogati dal traffico e dal rumore del rotolamento delle gomme sull’asfalto. Sì, le gomme. Ormai i concept ibridi stanno prendendo il posto di quelli tradizionali e parecchie case automobilistiche spingono su questo aspetto. Ci dicono di farla finita con queste polemiche da bar: ormai l’inquinamento è basso e il rumore del motore mai come ora è da considerarsi ai minimi. Può darsi, ma se hai le finestre sulla strada stai pur sicuro che il rotolamento di migliaia di gomme che ti passano sotto casa lo avverti eccome.

Parcheggi, ovvero la balla spaziale dei posti auto sacrificati

Eppoi c’è il tema del parcheggio. Una delle criticità sollevate da chi non vuole un’altra mobilità sta nel fatto che per realizzare queste piste si starebbero tagliando sempre più posti auto. Come? Cosa? Ma per favore!! Per realizzare la maggior parte delle piste ciclabili a Roma sono stati tagliati al massimo una decina di posti, il più delle volte abusivi poiché non previsti da alcun regolamento. Uno arriva, trova un buco e ci si infila: tanto chi controlla!! La quasi totalità dei posti auto ufficialmente disponibili, invece, al massimo è stata riallocata. I dati sono disponibili, andateli a vedere.

No, ragazzi, non scherziamo/ lei non è come tutte le altre‘(cit.). Sì, cito Elio e le Storie Tese, ma il concetto rimane: un’altra mobilità dolce non solo è possibile, ma doverosa. Evitiamo allora di finire come i Servi della Gleba, che a testa alta andiamo …..verso il posticino che ci esalta(!).

Risparmiamoci il nostro sabato qualunque, il nostro sabato (al volante) italiano: senza spazi, con molto smog, rumore e soprattutto…senza futuro!!

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