Casco e sicurezza, è ora che gli automobilisti si assumano le loro responsabilità

Casco e sicurezza, mettiamolo sempre!! Anzi no!!!! Mettiamolo solo se pratichiamo sterrati o percorriamo strade pericolose!!” Ma che davvero? Mi fate mettere il casco pure quando mi trovo su una pista ciclabile con tanto di cordoli di protezione?”. E ancora: “Ma io faccio l’avvocato e uso il bike sharing, molto ‘easy’ quando esco dalla metro per ‘andare a studio’ o raggiungere il tribunale”.

Quelli che avete appena letto sono soltanto alcuni tra decine di commenti che leggiamo sui vari Gruppi o che appartengono ai nostri amici.. o a gli amici degli amici.. a due ruote. Alea iacta est: bisogna farsene una ragione e accettare che ormai la questione casco sì e casco no, non è più rimandabile. No, il tema del ‘casco che metto ma anche no’ di per sé è limitativo: ora il tema, anzi la domanda è un’altra: cosa succede se non lo indosso?

Se protetti l’automobilista ci supera più distante. Perché lo fa?

Interessante, in proposito, un articolo pubblicato su Il Post più di un anno fa. Riportava diverse tesi, diversi studi, per spiegare le ragioni di chi votava sì o no a favore della protezione. Mi ha colpito il passaggio in cui si citava l’esperimento condotto nell’ormai lontano 2006 da Ian Walker, insegnante di Statistica e Psicologia del traffico all’Università di Bath, nel Regno Unito. Mentre andava in bicicletta, Walker misurò quanto vicino gli passarono, per superarlo, circa 2.500 automobilisti. Nel 50 per cento dei casi pedalava con il casco, nell’altro 50 per cento senza. I risultati mostrarono che mentre aveva il casco gli automobilisti lo superavano standogli più vicino, in media di 8,5 centimetri. Boom!!!!!!!!”Ecco, lo sapevo – diranno i puristi – vedi quanto sono infami gli automobilisti, anzi gli autopiattisti (quella parte di automobilisti che nega il problema, ndb)? Vedi che di noi se ne fottono ogni giorno? Figuriamoci quando ci vedono con il casco! Pensano che abbiamo lo scudo, che siamo immortali…e allora si sentono liberi di guidare come gli pare!“.

Dai!! confessate!!Avete pensato questo non appena terminato di leggere la statistica!!

Un giubbino giallo autoriflettente, indicato in alcuni studi come l’unico modo per indurre l’automobilista a sorpassi in sicurezza

E purtroppo…avete ragione! In almeno un caso su due. Anzitutto chi indossa un casco e magari ci ha abbinato pure un bel giubbino giallo riflettente e (perché no?) pure una striscia fluo ad avvitare il pantalone alla caviglia in prossimità del pedale, dagli automobilisti può essere considerato più serio di altri. Questo non significa che nel resto del mondo si improvvisi, ma dato che l’automobilista sarà obbligato a fare le sue considerazioni in un millisecondo, si affiderà sempre, non a volte, agli elementi che più lo rassicureranno in quel momento: casco e tutto il resto gli daranno l’informazione che quello che sta per superare è uno serio. Da par mio individuerei almeno 3 fasi fondamentali nell’ingaggio automobilista – ciclista o monopattista: avvicinamento, affiancamento e superamento. Tre fasi ultra delicate in cui oltre a quelle già citate, entrano in ballo anche altre componenti: strada stretta, traffico, pioggia o condizioni di scarsa visibilità. Non c’è forse da incrociare ogni volta le dita e sperare di portare la pellaccia a casa? Insomma il casco, ma a questo punto anche l’assenza di altri dispositivi di sicurezza come il giubbino riflettente, a differenza di quanto avviene con i motocicli potrebbe deresponabilizzare chi ci sta per superare. Una tragedia, altroché!!!

Per quale strafottuto motivo, infatti, a un automobilista dovrebbe mai calare la soglia dell’attenzione quando si avvicina a noi? In strada, casco o no, ai sensi di legge abbiamo i suoi stessi identici diritti. E mi astengo dal dare e dall’esaminare i numeri degli incidenti che si verificano sulle strisce pedonali: abbiamo una maglia nera che più nera non si può e al momento pare non esista ancora uno smacchiatore decente in grado di riportare il tutto a colori più chiari. E il terrore di quando portiamo in giro i nostri bambini ci attanaglia allo stesso modo, se non di più.

Poi c’è l’altro schieramento (né partito né fazione), quello dei favorevoli all’utilizzo del casco, anche se in modalità diverse. C’è chi lo vorrebbe indossare sempre, chi solo quando percorre strade considerate pericolose, chi soltanto durante eventuali allenamenti. Molto interessante l’analisi offerta da Bikeitalia di Paolo Pinzuti, eccellente oltreché noto osservatorio di questo mondo. Il ragionamento proposto invita alla cautela: anzitutto perché l’omologazione Europea (EN1078) del mezzo di protezione consiste in un test in cui il casco viene fatto cadere da una altezza di 1.5 metri, ad una velocità di impatto (del casco, non della bici) di 19.4 km/h. Ma protegge per cadute a maggiore velocità? E in caso di scontro con un mezzo più pesante? Domande a cui è quasi impossibile rispondere (ma io sinceramente toglierei anche quel residuo di dubbio). Una palla sporca che spesso è meglio non toccare. Nell’analisi di Bikeitalia si cita anche un altro studio inglese, che evidenziava un aspetto assoluto: “la sola cosa che faceva passare gli automobilisti un po’ più lontano dai ciclisti (la distanza media dei sorpassi era 117 cm…) era un giubbottino fluorescente simile a quelli indossati dalle forze di polizia con la scritta ‘POLITE’ (invece di POLICE…)“. Alla romana verrebbe da scrivere ‘grazie ar…‘, però c’è ben poco da far battute: le cose stanno così e tutto il mondo è paese, atteggiamenti simili accadono in Italia così come nella civilissima Inghilterra. E non posso non essere d’accordo con quanto esposto visto che capita tutti i giorni anche a me. Per farsi notare, per indurre a stare più tranquilli al volante in fase di avvicinamento e sorpasso, basta spesso un giubbottino riflettente. Sa di divisa, anche se a me la cosa non tocca affatto, ma serve eccome. Funziona perfino in monopattino. Come dite? Non volete dargliela vinta agli automobilisti infami e continuerete a vestirvi allo stesso modo? Liberi di pensarla come si vuole, finché la legge lo consente. Io, per la cronaca, giro da sempre con casco e giubbino o gilet riflettenti, tuttavia ne farei volentieri a meno e non biasimo chi preferisce rimanere …nature.

Tutti noi (o quasi) abbiamo un’auto

Comunque la pensiate, lasciatemi solo un’ultima considerazione. Tranne casi rari, ciascuno di noi è proprietario di un’auto. Noi stessi siamo autisti. Noi stessi a volte siamo costretti, nostro malgrado, a infilarci e a imbottigliarci nel traffico. Capita e capiterà spesso, speriamo comunque il meno possibile, ma capiterà. E allora dobbiamo ricordarci sempre che chi stiamo per sorpassare, sia in bici sia in monopattino, sia che abbia addosso o meno i più elementari sistemi di protezione e di visibilità, ebbene …vale esattamente come noi. La sua vita vale proprio come la nostra. E noi che possediamo l’ibrida con le telecamere avanti e dietro, i sensori di parcheggio e il cambio automatico, non siamo neppure un pelino meglio di lui, che invece viaggia sempre a bordo del mezzo più bello del nostro.


4 commenti su “Casco e sicurezza, è ora che gli automobilisti si assumano le loro responsabilità”

  1. Ognuno di noi si trova ad essere questo o quello, l’importante è essere rispettosi dell’altro, ovvero osservando il codice o la legge.
    Come ciclista cerco di essere più visibile possibile, come automobilista più attento possibile

  2. “Andare A Studio” comunque non si può sentire. Credo che sia una forma dialettale tradotta in Italiano …

    1. Colloquiale. Siamo su un blog.. gran parte degli avvocati lo dice esattamente così.. mi sono preso una minuscola libertà, ora mettendola comunque tra virgolette 😊. Spero che il pezzo lo abbia trovato lo stesso interessante.

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