A casa di Lucia, la calabrese regina delle Dolomiti

Quasi 400 chilometri lungo (si fa per dire. In alto… diremmo) le Dolomiti. Che ti spaccano, ti rubano l’anima. E tu hai l’obbligo di rimanere sempre presente a te stessa. D’altronde la tua bici è differente: è muscolare e dunque, in condizioni del genere, una pedalata ti regala emozioni e l’altra ti toglie l’aria dai polmoni, provocandoti vertigini di anestesia (cit.). E va a finire che se non pedali per oltre 23 ore di fila sei fottuta e nessuno si ricorderà più di te. Se non muori sul pedale, insomma, non vinci. Ecco che significa ciclismo su strada.

Eccola Lucia Minervino da Morano Calabro: è lei la donna che sto cercando dopo averne letto (di striscio) le gesta sui quotidiani che hanno riportato la notizia della sua vittoria nella Dolomitica 380, un’importante gara che si corre appunto le Dolomiti. Si tratta di un circuito spettacolare, per una competizione riservata ad un massimo di 60 specialisti. E’ lei la donna con le palle che voglio conoscere. La prima volta che la chiamo è in agriturismo, il suo, quello che gestisce insieme ai fratelli. Sì perché lei non è un’anima in pena, lei è la pena vera e propria. Un treno, anche se qui da lei qualcuno la chiama con affetto ‘Lumachina’ (de che?). Sta rassettando i tavoli dopo la colazione e bisogna preparare il pranzo per gli ospiti della struttura.

Dopo la diretta Facebook sul Gruppo, alla fine decido di andare proprio da lei. Ed ecco l’intervista, che arriva in una giornata di agosto proprio nella sua Morano, un borgo molto carino, fatto di saliscendi su cui ha incominciato ad allenarsi qualche anno fa.

Lucia è una che non molla manco un paio di mutande sporche, figurarsi la vetta delle Dolomiti in una gara con dentro un sacco di maschietti. Che la guardano, gonfiano ‘er petto’ e bestemmiano sottovoce perché perdono terreno. Perché così non si fa. Perché detta così.. ‘fa ride’.

E invece è tutto vero: Lucia ha tagliato il traguardo per prima. Ha vinto lei. Ha vinto il cuore di Calabria, quello descritto in maniera eccelsa e anche assai incazzata in ‘Lamezia-Milano’ di Darietto Brunori, un altro che di mazzo se ne è fatto parecchio. Uno che viene dalla costa paolana e che conosce molto bene l’umore salato del sudore quando ti bagna le labbra e ti scende pure..sì.. lì dietro. Uno che parla del prurito di culo sull’aereo Lamezia Milano, quando si parte per cercar fortuna.

Ecco…in realtà, quel prurito lì stavolta ce l’ha avuto una sua conterranea. Le è venuto mentre cavalcava una sella su un aereo a pedali.

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